Marianne Vos torna alla Milano-Sanremo con la lucidità di chi conosce ogni sfumatura delle Classiche e con un conto ancora aperto con la corsa. Lo scorso anno ha chiuso seconda, quest’anno si ripresenta dopo un avvio di stagione solido: top ten alla Strade Bianche e al Trofeo Alfredo Binda. Non vittorie, ma segnali chiari. La condizione c’è, la testa pure.
La Sanremo femminile, tornata in calendario dopo vent’anni di assenza, ha riacceso qualcosa nel gruppo. Vos lo ha detto senza giri di parole: quando una grande corsa rinasce, l’attenzione cresce, si studia il percorso con un occhio diverso, quasi maniacale. E sulla Riviera non puoi permetterti distrazioni.
Il tracciato è quello che fa la differenza: 156 chilometri, i tre Capi ad anticipare il cuore della corsa, poi Cipressa e Poggio a decidere gerarchie e ambizioni. Una sequenza che non ammette errori di posizionamento. Arrivare alla Cipressa nelle prime posizioni significa risparmiare watt, evitare buchi, non dover chiudere strappi fuori ritmo. Significa tenere la corsa tra le mani.
Vos definisce la Milano-Sanremo “semplice, ma molto complessa”. Ed è la sintesi perfetta. Semplice perché tutte sanno dove si farà la selezione: sulla Cipressa si alza l’intensità, sul Poggio si scatta. Complessa perché la gestione dell’attesa, del vento lungo la costa ligure, delle energie nei 100 chilometri precedenti, cambia completamente lo scenario. Basta un attimo: se esiti quando parte l’attacco giusto, ti ritrovi a inseguire a fuorigiri su pendenze che non perdonano.
Visma-Lease a Bike si presenta con una formazione compatta: oltre a Vos, ci saranno Sarah Van Dam, Daniek Hengeveld, Lieke Nooijen, Margaux Vigié e Femke de Vries. Il direttore sportivo Jan Boven è stato chiaro: se si arriva in volata, la carta è Marianne. E non potrebbe essere altrimenti. In un arrivo di gruppo ristretto, la sua capacità di leggere le ruote, scegliere il rapporto giusto e lanciare lo sprint con progressione resta un riferimento assoluto.
Ma la Sanremo non è mai solo una questione di sprint. Lorena Wiebes, vincitrice nel 2025, parte ancora come uno dei nomi più pesanti, affiancata da Lotte Kopecky. Poi ci sono atlete come Kasia Niewiadoma-Phinney ed Elisa Longo Borghini, capaci di accendere la corsa da lontano e rendere il Poggio un trampolino per un’azione secca in testa alla corsa.
Qui entra in gioco la vera complessità: controllare senza irrigidire la gara, restare coperte nel gruppo compatto ma pronte a farsi vedere quando serve. La Cipressa seleziona, il Poggio lancia. Se lo scatto decisivo nasce lì, servono gamba e sangue freddo in discesa. Se invece tutto si ricompone prima di via Roma, la volata diventa una questione di timing e freddezza.
Vos non ha fissato proclami. Ha parlato di squadra, di sensazioni positive, di volontà di ottenere di più rispetto alle ultime uscite. È l’approccio di chi sa che la Sanremo non si conquista con un solo attacco, ma con 156 chilometri corsi sempre davanti, sempre dentro la corsa.
La Classicissima femminile è giovane, ma ha già un peso specifico enorme. Per Vos rappresenta una casella ancora vuota in un palmarès immenso. E quando un’atleta così torna su una linea di partenza con un obiettivo preciso, il gruppo lo sa: sulla Cipressa e sul Poggio bisognerà fare i conti con lei.
Francesco
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