Jonas Vingegaard ha messo il sigillo sulla Parigi-Nizza 2026 con un’azione che sa di sentenza definitiva. Quinta tappa, 206 chilometri da Cormoranche-sur-Saône a Colombier-le-Vieux: il danese attacca a 20 chilometri dall’arrivo e vola via da solo. Quando la strada si impenna sulla Côte de Saint-Jean-Muzols, prima categoria con punte al 12%, lui cambia ritmo e il gruppo si apre come una cerniera sotto sforzo.
Non è uno scatto secco da finisseur. È un’azione lunga, costruita su passo e potenza, con la squadra che prepara il terreno. Campenaerts lo pilota fin sotto il tratto più duro: una vera volata in salita per metterlo fuori giri agli altri, ma non a lui. Vingegaard parte nel momento in cui Dani Martínez accusa il colpo e Georg Steinhauser fatica a tenere la ruota. Nessuno riesce a mettersi in scia. In pochi metri il distacco supera i dieci secondi, poi venti allo scollinamento.
Dietro manca l’accordo. Ineos prova a organizzare l’inseguimento per Vauquelin e Onley, ma i cambi sono irregolari, le energie poche. Sul tratto più pedalabile la situazione sembra stabilizzarsi attorno ai trenta secondi. È un’illusione. Sulla Côte de Saint-Barthélemy-le-Plain il danese rilancia ancora, sempre seduto, sempre composto. La bici resta incollata all’asfalto, il busto fermo, la cadenza rotonda: quando un corridore così non va in apnea, significa che sta spingendo sotto controllo.
All’arrivo il vantaggio sfiora i due minuti su Valentin Paret-Peintre. Il gruppo degli uomini di classifica taglia il traguardo a oltre 2’20”. In una corsa che spesso si decide sui secondi, è un abisso. In generale Vingegaard porta il margine a 3’22” su Martínez, con Steinhauser terzo. Con tre tappe ancora da disputare, la corsa verso il sole ha già un padrone.
La tappa è stata nervosa fin dall’inizio. Prima ora a oltre 51 km/h di media, attacchi continui, nessuna fuga buona fino a dopo la Côte de Lentilly. Vlasov, Tarling, Cavagna, Cepeda e Prodhomme aprono la strada, poi si aggiungono Romeo, Milesi e Campenaerts. Movistar piazza tre uomini davanti, Visma controlla senza affanni nel gruppo compatto. Sulla Côte de Secheras la selezione si fa naturale, Cepeda prova a resistere, ma il ritmo imposto dietro riduce tutto a un anticipo destinato a spegnersi.
Il punto chiave resta l’attacco del leader. Colpisce la scelta del timing: 20 chilometri sono un’eternità a questo livello, soprattutto dopo una tappa lunga e una quarta frazione corsa sotto condizioni durissime. Eppure Vingegaard non solo regge, ma aumenta il margine chilometro dopo chilometro. Significa condizione piena, gestione dello sforzo perfetta e squadra totalmente allineata.
C’è anche un dettaglio simbolico: la strada attraversava il punto in cui l’anno scorso il danese era caduto, perdendo la maglia gialla e la corsa. Questa volta passa e domina. Sorride, saluta le telecamere, si concede il tempo per un cenno verso la famiglia prima di alzare le braccia.
Ora resta da difendere la posizione fino a Nizza, con ancora terreno mosso nel weekend. Ma con questa superiorità in salita, con questa capacità di fare la differenza quando la pendenza sale oltre il 10%, la lotta per la generale sembra chiusa. Vingegaard non ha solo vinto una tappa: ha imposto una gerarchia netta.
Francesco
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