Duecento chilometri abbondanti, oltre 3.000 metri di dislivello e una verità che si impone sull’asfalto: Jonas Vingegaard è il padrone della Parigi-Nizza 2026. La quinta tappa, da Cormoranche-sur-Saône a Colombier-le-Vieux (206,3 km), doveva essere selettiva. È diventata una dimostrazione di forza.
La corsa è partita a tutta. Nessuna fuga nei primi 40 chilometri, ritmo alto, scatti continui. Il gruppo compatto non ha concesso spazio fino a quando, dopo la Côte de Lentilly, si è formato un drappello di qualità: Vlasov, Cavagna, Tarling, Prodhomme e Cepeda. Atleti potenti, motori da cronometro e scalatori solidi. Il vantaggio è salito oltre il minuto mentre la maglia gialla controllava con la Visma-Lease a Bike davanti a dettare l’andatura.
La selezione vera è iniziata sulla Côte de Sécheras (3,9 km al 6,9%). Cepeda ha cambiato passo e ha fatto il vuoto tra gli attaccanti. Dietro, Armirail ha acceso la miccia nel gruppo: ritmo costante, cadenza alta, rapporto lungo ma sempre gestibile. Risultato? Plotone ridotto all’osso. Quando la strada ha puntato al cielo sulla Côte de Saint-Jean-de-Muzols – 2,2 km al 10,5%, pendenze che ti strappano dal sellino – la corsa è esplosa.
Vingegaard ha aspettato il momento giusto. Niente scatti nervosi, niente fuorigiri. Ha scelto il tratto più duro e ha piazzato l’affondo a 20,8 km dall’arrivo. Un’accelerazione secca, seduto, busto fermo e bici che non flette. In pochi metri ha messo secondi tra sé e Lenny Martinez, poi tra sé e il resto dei favoriti: Vauquelin, Dani Martínez, Steinhauser. In salita la rigidità del telaio e la sua capacità di spingere rapporti lunghi anche oltre il 10% fanno la differenza: ogni rilancio è pulito, nessuna dispersione di watt.
Allo scollinamento era solo. In discesa ha consolidato, senza rischi inutili. Dietro, mancava collaborazione. Ognuno pensava al podio, nessuno a chiudere. È la tattica che paralizza un inseguimento: scatti a bassa efficacia, zero cambi regolari, velocità che cala.
Sulla Côte de Saint-Barthélemy-le-Plain (3,2 km al 7,6%) Vingegaard ha messo il sigillo. Margine oltre il minuto, poi 1’45” in cima. Negli ultimi 3,5 km in salita verso Colombier-le-Vieux ha gestito con autorità, parlando con l’ammiraglia, controllando il ritmo con uno sviluppo metrico da passista-scalatore puro. Nessun segnale di crisi. Solo controllo.
Al traguardo il distacco è netto: 2’02” su Valentin Paret-Peintre, bravo a uscire dal gruppo dei battuti e prendersi il secondo posto. Terzo Harold Tejada, vincitore della volata tra i dieci inseguitori. Dani Martínez cede terreno prezioso in classifica generale. David Gaudu, quinto al via, abbandona: un colpo duro per i francesi.
La generale ora è sotto il dominio del danese. Oltre alla maglia gialla, Vingegaard conquista anche la leadership della classifica scalatori ed è secondo nella classifica a punti. Un controllo totale della corsa, costruito con squadra solida e colpi mirati nei momenti chiave.
Quando uno attacca così lontano dall’arrivo e guadagna oltre due minuti su un terreno spezzagambe, non è solo forma: è superiorità tecnica, tattica e mentale. E alla Parigi-Nizza, al momento, c’è un solo riferimento davanti a tutti.
Francesco
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