Jonas Vingegaard si prende la Parigi-Nizza 2026 con l’autorità dei campioni veri. L’ultima tappa, 129 chilometri nervosi attorno a Nizza, gli sfugge per una manciata di metri, ma la maglia gialla resta salda sulle sue spalle. A vincere sul traguardo è Lenny Martinez, che lo batte in una volata a due dopo un finale corso a tutta, senza un attimo per respirare.
La corsa si decide sulla Côte du Linguador, 3,3 chilometri all’8,2%. Prima c’è stata bagarre fin dal mattino: cinque uomini in avanscoperta, poi scatti continui sul Col de la Porte e ritmo imposto da Visma-Lease a Bike, Movistar, UAE e Decathlon. Il gruppo si sgrana, le gambe iniziano a bruciare. Davanti prova a resistere Valentin Paret-Peintre, ma il controllo della maglia gialla è ferreo.
Sul Linguador entra in scena Victor Campenaerts. Il suo forcing è secco, potente, da cronoman puro: alza l’andatura e spacca la testa della corsa. Restano in pochi. Quando Vingegaard scatta, lo fa con tempismo chirurgico. È un’accelerazione che non ammette repliche. Solo Martinez riesce a saltargli a ruota, agile sui tratti più ripidi, reattivo nei rilanci.
I due prendono margine, scollinano con una trentina di secondi sul gruppetto degli inseguitori – Vauquelin, Steinhauser, Tejada, Izagirre. Dietro manca collaborazione piena; davanti invece c’è intesa. Vingegaard tira, Martinez risponde. Si danno cambi regolari fino agli ultimi chilometri, poi iniziano a studiarsi. Nessun regalo: in questo sport si dà tutto, ma non si concede nulla.
Sull’arrivo accanto all’Allianz Riviera la tensione è palpabile. Vingegaard resta in scia, aspetta il momento buono. Martinez lancia la volata lunga, quasi 300 metri. Il danese esce dalla ruota, ma la progressione del francese è decisa, compatta. Martinez tiene la linea e vince di poco. Tappa sua, classifica generale a Vingegaard.
Per il danese è la prima affermazione in carriera alla Parigi-Nizza. Un tassello che mancava. Nei giorni precedenti aveva già messo in chiaro le gerarchie: vittoria in solitaria nella quinta tappa dopo un attacco da lontano, gestione lucida nelle frazioni più dure, controllo totale della squadra nei momenti chiave. Qui non c’è stato bisogno di difendersi: ha corso per dominare.
Alle sue spalle la corsa vive anche il brivido della caduta di Dani Martínez, coinvolto in un contatto con il compagno Laurence Pithie. Il colombiano si rialza dolorante, perde terreno, ma Red Bull-Bora-Hansgrohe organizza l’inseguimento con Vlasov e limita i danni, salvando il secondo posto finale. Sul podio sale anche Georg Steinhauser, solido e resistente nell’ultima salita, capace di respingere gli attacchi di Vauquelin.
La fotografia finale è chiara: Vingegaard controlla quando serve e colpisce quando decide lui. Anche in una giornata senza abbuoni di cortesia, senza tappe regalate. Ha perso lo sprint, ma ha vinto la corsa più importante della settimana. E lo ha fatto con la freddezza di chi sa leggere la strada metro dopo metro, salita dopo salita.
Parigi-Nizza non si improvvisa. Si conquista con gambe, squadra e lucidità. Quest’anno il padrone è stato Jonas Vingegaard.
Francesco
20
