Ventuno chilometri all’arrivo, pendenza che tocca il 12%, gruppo già ridotto all’osso. Jonas Vingegaard si alza sui pedali sulla Côte de Saint-Jean-de-Muzols e cambia il ritmo con la ferocia di chi sa di avere la corsa in pugno. Uno scatto secco, senza esitazioni. Nessuno risponde. Da lì in avanti è una cavalcata solitaria verso Colombier-le-Vieux, 20 chilometri di superiorità netta che blindano la Parigi-Nizza 2026.
Il danese della Visma-Lease a Bike non ha aspettato gli ultimi metri come a Uchon il giorno prima. Stavolta ha colpito da lontano, nel pieno dell’azione, quando i rivali stavano ancora studiando le mosse. Merito anche del lavoro chirurgico della squadra: prima controllo serrato, poi la trenata di Victor Campenaerts che lo lancia ai piedi della salita decisiva. Vingegaard parte già sopra soglia, ma senza andare fuorigiri. Frequenza agile, busto fermo, bici che non ondeggia. Quando uno sale così, gli altri sembrano piantati sull’asfalto.
Alle sue spalle si muove Lenny Martínez, Dani Martínez fatica, Georg Steinhauser perde contatto. Il gruppetto degli uomini di classifica si sfalda. Ineos prova a organizzare l’inseguimento, ma l’azione non è mai davvero coordinata. Mancano coesione e gambe. E quando un corridore come Vingegaard prende 20 secondi in cima alla salita più dura, su pendenze a doppia cifra, il margine tende solo ad aumentare.
La tappa, 206 chilometri e oltre 51 di media nella prima ora, era partita a ritmo furioso. Dopo vari tentativi, si forma una fuga di otto uomini con nomi pesanti come Vlasov, Tarling, Cavagna e Campenaerts. Movistar piazza tre pedine. Ma il lavoro della Visma e l’inasprirsi delle salite sbriciolano tutto. Jefferson Cepeda prova a resistere davanti, ma sulla Saint-Jean-de-Muzols cambia lo scenario: la corsa si accende e diventa terreno per chi ha motore da grande giro.
Vingegaard scollina con una ventina di secondi su Martínez (Lenny) e aumenta il vantaggio sulla Côte de Saint-Barthélemy-le-Plain. Dietro si marcano, si studiano, qualcuno attacca per il podio di tappa. Valentin Paret-Peintre trova spazio nel finale e chiude secondo, ma a 2’20”. Un abisso, in una corsa che spesso si decide sui secondi.
In classifica generale il distacco ora è impietoso: 3’22” su Dani Martínez. Con tre tappe ancora da disputare, serve un ribaltone che oggi non si intravede. Vingegaard ha mostrato controllo tattico, squadra solida e una condizione che parla chiaro in vista dei grandi obiettivi stagionali.
Colpisce anche la gestione dello sforzo. Dopo l’attacco, nessun cedimento. Anzi, progressione costante, rapporto lungo nel tratto più pedalabile, rilanci efficaci in uscita dalle curve. Non un watt sprecato. Nel finale trova persino il tempo di salutare la famiglia prima di alzare le braccia. Segno di chi sa dosare, di chi conosce il proprio limite e lo sposta qualche metro più in là.
La Parigi-Nizza non è ancora finita, ma la testa della corsa ha un padrone. E quando uno così decide di fare il vuoto a 20 chilometri dall’arrivo, il messaggio al gruppo compatto è chiaro: per batterlo, servirà qualcosa di straordinario.
Francesco
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