Jonas Vingegaard ha vinto la quarta tappa della Parigi-Nizza 2026 sotto acqua, freddo e vento, ma a colpire quanto – se non più – dell’assolo verso Uchon è stata la sua scelta di abbigliamento. Bretelle dei pantaloni lunghe sopra la maglia, tessuto tagliato, un assetto quasi improvvisato. In realtà, dietro quell’immagine c’era un piano preciso.
Il danese della Visma-Lease a Bike si è presentato al via con un doppio strato sulle gambe: pantaloncini, gambali e sopra un ulteriore paio di calzamaglia modificata. Tagliata posteriormente, fondello rimosso, pronta per essere strappata via in corsa con l’aiuto dei compagni. Non una scelta estetica, ma una strategia studiata per affrontare una tappa corsa a tutta sin dai primi chilometri.
“Le abbiamo preparate in modo che due compagni potessero strapparle facilmente”, ha spiegato Vingegaard sui canali del team. L’idea era chiara: partire coperto per non disperdere calore nelle fasi iniziali, poi alleggerirsi quando la corsa fosse esplosa. In condizioni normali, l’ammiraglia coordina, i gregari si affiancano e in pochi secondi si toglie uno strato. Ma qui normale non è stata.
La quarta tappa è stata una battaglia continua, con ventagli, scatti e rilanci su strade esposte al vento e rese vischiose dal maltempo. “Era full gas, non c’era nemmeno il tempo di togliersi i vestiti”, ha detto dopo il traguardo. Negli ultimi 40 chilometri ha eliminato alcuni strati, compresa una giacca indossata al contrario per proteggere meglio il busto dall’aria, ma le calzamaglia sono rimaste lì fino all’arrivo.
Questo dettaglio racconta più della vittoria stessa quanto sia stata estrema la giornata. Quando sei fuorigiri, con il cuore in gola e il gruppo che si spezza in testa della corsa, anche infilare una mano nella tasca per prendere un gel diventa complicato. Figuriamoci coordinare due compagni per strappare un capo tecnico.
Dal punto di vista fisiologico, la scelta ha senso. Mantenere la temperatura muscolare nelle prime fasi evita dispersioni energetiche inutili. Un muscolo caldo lavora meglio, produce più potenza e riduce il rischio di infortuni. In una tappa segnata da alte velocità e continui cambi di ritmo, partire con un surplus di protezione può fare la differenza quando poi, sull’ultima salita, devi piazzare lo scatto decisivo.
Non è la prima volta che un campione sceglie più copertura rispetto al gruppo compatto. Tom Boonen in passato teneva i gambali quando gli altri erano già in pantaloncini. Mathieu van der Poel ha fatto lo stesso all’Omloop per non disperdere energie al freddo. Non è questione di stile, ma di gestione dello sforzo.
C’è anche un altro aspetto: controllo e sicurezza. Dopo il recente incidente in allenamento, per Vingegaard ogni dettaglio che aumenti stabilità e sensibilità sulla bici conta. Restare caldo significa anche avere muscoli più reattivi nelle traiettorie sporche, nei rilanci in piedi sui pedali, nelle discese tecniche affrontate in scia o all’attacco.
Alla fine ha tagliato il traguardo da solo, con distacchi pesanti inflitti agli avversari. Le bretelle fuori posto hanno fatto sorridere qualcuno sui social, ma la classifica parla chiaro. In certe giornate serve più sostanza che stile. E quando la corsa esplode, vince chi ha pensato a tutto prima ancora di agganciare il numero sulla schiena.
Francesco
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