Adam Yates entra nel 2026 con una consapevolezza rara nel ciclismo moderno: saper togliere invece che aggiungere. Dopo un 2025 complicato, il britannico di UAE Team Emirates‑XRG ha analizzato a freddo la stagione e ha ammesso l’errore senza giri di parole: troppe corse, troppo allenamento, troppo di tutto. Nel ciclismo di alto livello non vince chi fa di più, ma chi centra il picco giusto. Yates lo sa e ha deciso di cambiare rotta.
La stagione è partita prima del solito, con il debutto al Tour Down Under, una corsa che non aveva mai affrontato in carriera. Non una scelta casuale. Le vacanze in Australia con la famiglia hanno acceso la miccia, ma a convincerlo davvero sono state le sensazioni in sella. Gamba presente, condizione buona, e un gruppo UAE falcidiato dagli infortuni: Jay Vine con il polso fratturato, Narváez e Bjerg ai box, Laengen fermo. In questo contesto Yates ha messo la tuta da lavoro, diventando uomo squadra e leader all’occorrenza.
Il risultato non è stato un acuto personale, ma un contributo solido. Settimo nella tappa chiave di Uraidla al Tour Down Under, quella dove Vine ha costruito la vittoria finale. Poi 19° alla Cadel Evans Great Ocean Road Race, corsa dura, nervosa, sempre in tensione, con vento e strappi che non concedono respiro. Altro che corsa di preparazione: qui si va sempre a tutta, full gas dal chilometro zero.
Dall’Australia la rotta porta verso il Medio Oriente. Prima Muscat Classic, poi il Tour of Oman, gara che Yates conosce metro per metro. Due successi consecutivi nel 2024 e 2025, entrambi costruiti con attacchi secchi su Jabal Al Akhdar. Una salita che non perdona: pendenza costante, ritmo alto, serve passo e capacità di rilancio quando gli altri vanno in crisi. Terreno perfetto per uno come lui, che sa modulare lo sforzo e colpire nel momento giusto.
Il programma però resta fluido. Le assenze nel team potrebbero portarlo anche al via dell’UAE Tour, allungando il periodo lontano da casa. Yates non fa drammi: se la gamba risponde, si corre. Ma la parola chiave del 2026 è una sola: gestione. Dopo questa prima parte intensa, arriverà il taglio netto. Pausa breve, poi ricostruzione mirata verso Giro d’Italia e Tour de France.
L’obiettivo è chiaro: tornare al livello che sente suo. Nel 2025 la fatica accumulata tra viaggi, jet lag e calendario sovraccarico gli ha presentato il conto. Il corpo del corridore manda segnali precisi, e ignorarli significa pagare dazio nei momenti che contano davvero.
Yates non sta cercando scorciatoie. Sta cercando equilibrio. E nel ciclismo moderno, dove il margine tra successo e anonimato passa da dettagli invisibili, questa è forse la scelta più lucida che potesse fare. Francesco.
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