Baptiste Veistroffer ha corso come si faceva una volta: davanti dalla bandiera a scacchi fino all’ultimo metro, contando solo sulle proprie gambe e su una lettura lucida della corsa. Nella seconda tappa del Tour of Oman 2026, 191 chilometri nervosi da Al Rustaq Fort alle Yitti Hills, il francese della Lotto Intermarché ha centrato la prima vittoria da professionista con un’azione solitaria nata nel momento giusto e difesa con i denti contro un gruppo lanciato a tutta.
La tappa, più mossa rispetto all’apertura risolta in volata, ha subito preso una piega chiara. Dopo pochi chilometri si è formata la fuga buona: cinque uomini, tra cui Veistroffer, che hanno costruito un margine importante nel primo tratto pianeggiante. Il gruppo, guidato soprattutto da UAE Team Emirates‑XRG e Jayco AlUla, ha lasciato spazio senza mai perdere il controllo della situazione. Il vantaggio ha sfiorato i quattro minuti, poi la selezione naturale delle salite ha iniziato a fare il suo lavoro: prima cinque, poi tre uomini al comando con Veistroffer, Marsman e Goszczurny.
Dietro, intanto, la corsa entrava nella sua fase critica. Le quattro salite di giornata, il vento laterale e la sabbia in sospensione hanno sfilacciato il gruppo compatto, rendendo la caccia irregolare. A 35 chilometri dall’arrivo il vantaggio dei battistrada era ancora di due minuti, ma il dato chiave era un altro: Sebastián Molano, leader della generale dopo la prima tappa, faticava e si staccava sulle ondulazioni. La maglia passava virtualmente sulle spalle di chi, davanti, stava spendendo tutto.
Il punto di svolta arriva sull’Al Hamriyah, breve ma secco, a circa 10 chilometri dall’arrivo. Dal gruppo partono gli scatti: Paul Double anima l’azione, Adam Yates rilancia, il gruppo accelera e il distacco inizia a scendere rapidamente. È qui che Veistroffer fa la differenza. Mentre i compagni di fuga finiscono fuori giri, lui cambia passo sulla cresta della salita e scollina da solo. Non è uno scatto violento, è un rilancio secco, fatto di rapporto giusto e cadenza alta, quando gli altri hanno già acido nelle gambe.
Da lì in poi è una cronometro senza margine d’errore. Marsman e Goszczurny vengono riassorbiti, il gruppo vede la schiena del francese, ma non chiude. Veistroffer desta in piedi sui pedali, rilancia ogni falso piano e gestisce l’ultimo strappo verso Yitti Hill con lucidità, senza andare mai in fuorigiri. Sul rettilineo finale sente il rumore del gruppo alle spalle, ma il distacco regge: 17 secondi al traguardo, quanto basta per alzare le braccia.
Alle sue spalle lo sprint del gruppo assegna il secondo posto a Henok Mulubrhan e il terzo a Thibaud Gruel. Molano paga lo sforzo della giornata e perde la leadership. Veistroffer, oltre alla vittoria, conquista anche la testa della classifica generale con 25 secondi su Mulubrhan.
«Ho creduto in me stesso dal primo all’ultimo chilometro», ha detto al traguardo. Parole semplici, da corridore vero. Questa vittoria non nasce da numeri impressionanti o da un nome altisonante, ma da una fuga interpretata alla perfezione, con gambe buone e testa fredda. Nel ciclismo, spesso, basta questo.
Francesco.
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