Duecentotredici chilometri, quasi 2.700 metri di dislivello e una tappa che sembrava cucita per far esplodere la corsa negli ultimi dodici chilometri. Alla Tirreno-Adriatico, Mathieu van der Poel ha letto il finale come un capitano d’esperienza e ha colpito con la precisione di un finisseur puro, conquistando la sua seconda vittoria in questa edizione e la terza stagionale.
La giornata da Tagliacozzo a Martinsicuro non concedeva tregua. Ovindoli e Valico delle Capannelle hanno selezionato le gambe nella prima metà, poi Castellalto e soprattutto Tortoreto – 1,5 km all’8,4% – hanno acceso la miccia. Davanti si è mossa una fuga numerosa già dopo 8 km, con dodici uomini capaci di guadagnare fino a tre minuti, mentre il gruppo compatto controllava sotto la regia della UAE Team Emirates-XRG, a difesa della maglia azzurra di Isaac del Toro.
Sulle rampe di Tortoreto è cambiato il copione. Visma-Lease a Bike ha imposto un ritmo secco, di quelli che ti costringono a scegliere tra rapporto agile e fuorigiri. Matteo Jorgenson e Wout van Aert hanno fatto selezione vera, lasciando davanti un drappello di dodici uomini: tra loro Van der Poel, Del Toro, Giulio Pellizzari, Filippo Ganna, Primož Roglič, Tobias Halland Johannessen e pochi altri. In discesa si sono riportati Andrea Vendrame e Jan Christen, portando il gruppo di testa a quattordici unità.
Nel finale pianeggiante verso l’Adriatico è stata una partita a scacchi lanciata a cinquanta all’ora. Jorgenson ha tirato dritto fino ai meno quattro, provando anche ad allungare. Poi si è messo al servizio di Van Aert per uno sprint ristretto in stile Classiche del Nord. Ma Van der Poel era lì, in scia, paziente.
Ai mille metri Christen ha preso in mano il rilancio. Ganna ha anticipato sulla destra con potenza da cronoman, portandosi dietro Vendrame. In quel momento Van der Poel ha fatto la differenza: salto secco sulla ruota dell’italiano, due colpi di pedale per spostarsi e poi progressione violenta controvento. Ha lanciato lungo, forse fin troppo, ma la gamba era quella dei giorni migliori. Gli altri si sono piantati mezzo metro alla volta. Lui ha potuto persino alzare le braccia prima della linea.
Dietro, Pellizzari ha chiuso secondo davanti a Johannessen. Del Toro, decimo sul traguardo, ha pagato gli abbuoni: i sei secondi conquistati da Pellizzari ribaltano la classifica generale. L’italiano ora comanda con due secondi sul messicano, mentre Roglič è terzo a 21”. Una Tirreno apertissima con tre tappe ancora da correre.
Van der Poel, in maglia ciclamino, ha corso di testa. Sapeva che Ganna avrebbe provato l’anticipo e che Visma avrebbe lanciato la volata per Van Aert. Non ha sprecato un watt prima del momento giusto. In una tappa dura, con ritmo alto fin dal mattino e fuga combattiva, ha trasformato un finale tecnico in un’esibizione di timing e potenza.
Quando uno così decide di aspettare l’ultimo chilometro, per gli altri resta poco spazio. E in un gruppo di quattordici uomini, dopo 200 chilometri nervosi, fa tutta la differenza del mondo.
Francesco
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