Duecentotredici chilometri, oltre 2.500 metri di dislivello, una prima parte di corsa nervosa e una finale che ha fatto esplodere la tappa. La quarta frazione della Tirreno-Adriatico 2026 ha premiato ancora Mathieu van der Poel, ma ha soprattutto cambiato volto alla classifica generale: Giulio Pellizzari è la nuova maglia azzurra.
La tappa si accende presto. Dopo lo start da Tagliacozzo parte una fuga numerosa e di qualità: undici uomini davanti, poi raggiunti da Remy Rochas sull’Ovindoli, 12 km al 5%. Diego Pablo Sevilla, già leader dei GPM, fiuta l’occasione e passa per primo in cima. Non è un dettaglio: su un percorso con molti punti in palio, lo spagnolo consolida la maglia verde con autorità, facendo la differenza quando la strada sale regolare e il gruppo lascia fare.
Dietro, però, la corsa non dorme. UAE Team Emirates-XRG prende in mano il ritmo. Segnale chiaro: Isaac Del Toro non vuole sorprese. Sul Valico delle Capannelle, salita più selettiva di giornata, il gruppo cambia passo. La fuga perde terreno, il margine scende sotto il minuto. Qui si capisce che la tappa non è per avventurieri solitari: le squadre dei favoriti vogliono giocarsela nel finale.
Sulla Castellalto la corsa si spezza. Il ritmo imposto da Ineos, Visma-Lease a Bike e Alpecin-Premier Tech fa saltare l’equilibrio. La fuga si disintegra, Otruba prova l’ultimo assolo, ma il plotone è ormai in modalità caccia. Quando la strada si impenna verso Tortoreto – 1,5 km all’8,5% – restano davanti solo i migliori. Qui non contano più le tattiche attendiste: servono gambe e controllo del mezzo.
Visma lavora per Van Aert con Jorgenson a tirare rapporti lunghi, ritmo secco, fuori soglia per molti. Van der Poel resta coperto, posizione perfetta, mai una pedalata sprecata. Del Toro controlla, Roglič e Pellizzari sempre nelle prime ruote. Ogni scatto viene chiuso in pochi metri: nessuno riesce a guadagnare quei cinque secondi che in un finale così fanno la differenza.
A 3 km dall’arrivo Jorgenson prova l’allungo. Del Toro chiude di persona: segnale di leadership e condizione. Si entra nell’ultimo chilometro con una dozzina di uomini ancora lì. Ganna lancia lungo, potenza pura, ma viene riassorbito. Christen prova a sorprendere, Van Aert risponde. È il momento in cui la corsa si ferma un attimo, quel mezzo secondo di esitazione che un campione sa leggere.
Van der Poel parte secco. Non è uno sprint lanciato da lontano, è un’esplosione controllata ai 200-250 metri. Rapporto duro, bici che non si muove di un millimetro, rilancio devastante. Gli altri restano in scia ma non avanzano. Pellizzari chiude secondo con grande personalità, Tobias Johannessen completa il podio. Van Aert quinto, Del Toro decimo ma nello stesso tempo.
La differenza, però, la fanno gli abbuoni. Pellizzari guadagna sei secondi e balza in testa alla generale con 2” su Del Toro. Roglič è terzo a 21”, Jorgenson a 34”. Classifica corta, nervosa, pronta a esplodere nelle prossime tappe.
Questa tappa dice una cosa chiara: Van der Poel è già in modalità Classiche, brillantezza e gestione perfetta dello sforzo. Pellizzari, invece, dimostra maturità: tiene sulle accelerazioni, sa scegliere il momento, capitalizza ogni secondo. La Tirreno è apertissima. E quando i valori sono così vicini, ogni scatto diventa una sentenza.
Francesco
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