Mathieu van der Poel ha mandato un messaggio chiaro alla testa della corsa delle Classiche: è pronto. Alla Tirreno-Adriatico 2026, nella quarta tappa disegnata come un laboratorio in miniatura della Milano-Sanremo, l’olandese ha trasformato 213 chilometri in una lezione di tattica e potenza.
Il finale verso Martinsicuro ricalcava lo spartito della Classicissima: ritmo alto, selezione naturale sull’ultima parte mossa e gruppo ridotto a giocarsi tutto sul lungomare. Van der Poel non ha sprecato un colpo. È rimasto coperto quando serviva, ha lasciato che fossero altri a chiudere sugli scatti decisivi – da Matteo Jorgenson a Jan Christen, fino a Filippo Ganna – e ha sfruttato ogni esitazione degli avversari. In un arrivo così, l’errore di posizione si paga caro. Lui, invece, ha scelto la ruota giusta e ha aspettato il momento esatto.
Quando ha lanciato lo sprint ai 280 metri, la differenza si è vista subito. Uno sforzo lungo, potente, da monumento. Come sulla Via Roma a Sanremo: progressione secca, rapporto duro, busto fermo e bici che fila dritta. Dietro, Wout van Aert, Ganna e Tobias Johannessen hanno provato a reagire, ma l’accelerazione dell’uomo Alpecin-Premier Tech li ha lasciati sul posto. Van der Poel ha persino avuto il tempo di alzarsi sui pedali, indicare il cielo e godersi la seconda vittoria di tappa in quattro giorni.
Non è solo una questione di gambe. È gestione della corsa. In un gruppetto dove tutti guardano lui, l’olandese ha ribaltato la pressione sugli altri. “Ho preso le decisioni giuste al momento giusto”, ha spiegato nel dopo tappa. Tradotto: ha costretto i rivali a esporsi, a spendere energie in chiusura, per poi colpirli nello sprint. Questa è tattica pura, quella che nelle Classiche fa la differenza tra un piazzamento e un monumento alzato al cielo.
La Milano-Sanremo è dietro l’angolo, il 21 marzo. Poi Fiandre e Roubaix, una settimana l’una dall’altra. Van der Poel sembra aver centrato il picco con precisione chirurgica. La sua preparazione segue una strada personale: ottavo titolo mondiale nel ciclocross a inizio febbraio, qualche giorno per staccare – golf e sci – e poi tre settimane di lavoro intenso, anche in altura alla Syncrosfera in Spagna. Omloop Het Nieuwsblad vinta quasi come banco di prova, Strade Bianche saltata, Tirreno-Adriatico scelta per costruire durezza gara giorno dopo giorno.
Ed è proprio questa la chiave. Le tappe della Tirreno non regalano nulla: ritmo alto, continui rilanci, stress da gruppo compatto e finale nervoso. “Sono gli stimoli che mi servono per arrivare alla forma migliore”, ha detto. Non allenamenti controllati, ma scatti veri, a tutta, con la testa della corsa che collabora e poi si studia. È qui che si crea quella resistenza allo sforzo ripetuto che decide una Sanremo sul Poggio o una Fiandre sui muri.
Van der Poel non si nasconde: la Classicissima è uno degli obiettivi principali della stagione. L’ha già vinta due volte e punta alla terza. Dopo una prova così, gli avversari lo sanno: se lo portano sul rettilineo finale con ancora benzina nel serbatoio, batterlo sarà un’impresa.
La primavera è appena iniziata, ma il segnale è forte. Per vincere le Classiche non basta avere motore. Serve freddezza, lettura corsa e un colpo secco al momento giusto. A Martinsicuro, Mathieu van der Poel ha mostrato tutto questo.
Francesco
20
