Michael Valgren è tornato. E lo ha fatto nel modo che preferisce: all’attacco, davanti a tutti, con il gruppo che ruggisce alle spalle. Nella quinta tappa della Tirreno-Adriatico 2026, 184 chilometri da Marotta-Mondolfo a Mombaroccio e 3.800 metri di dislivello, il danese della EF Education-EasyPost ha spezzato un digiuno che durava dal 2021.
Tappa nervosa, marchigiana vera. Monte delle Cesane e tre passaggi sul Monte della Mattera, con il Santuario Beato Sante a fare da giudice nel finale. Dopo 40 chilometri di scatti e contro-scatti, si forma una fuga di otto uomini. Dentro c’è qualità: Julian Alaphilippe, Jack Haig, Georg Zimmermann. E soprattutto c’è Valgren.
Il gruppo compatto lascia fare, ma non troppo. Il margine sale fino a sfiorare i cinque minuti, poi UAE Team Emirates-XRG prende in mano l’inseguimento. Si capisce che Isaac Del Toro vuole muovere la classifica. Sulle salite il ritmo cambia, la selezione morde. Filippo Ganna perde contatto, Antonio Tiberi va in difficoltà, Matteo Jorgenson resta presto isolato senza compagni.
Davanti, sulla salita verso il Santuario a 25 chilometri dall’arrivo, la corsa esplode. Valgren e Alaphilippe piazzano lo scatto giusto. Restano in due, collaborano, tengono alta la velocità. Non è una fuga d’istinto: è un’azione costruita con cambi regolari, testa bassa e rapporti lunghi per non perdere inerzia sui tratti pedalabili.
A 6 chilometri dal traguardo Valgren cambia ritmo. Non uno scatto secco, ma un rilancio progressivo che spezza le gambe ad Alaphilippe. Il danese si alza sui pedali, porta la bici sotto il corpo, fa valere la freschezza accumulata in una giornata corsa sempre davanti. È solo.
Dietro, sul versante opposto, si scatena la battaglia per la generale. Del Toro accelera deciso sull’ultima ascesa del Santuario Beato Sante. Jorgenson riesce a restare in scia, Giulio Pellizzari invece paga qualche metro che diventano secondi pesanti. La testa della corsa vede Valgren ancora con mezzo minuto di vantaggio a 3 chilometri dalla linea.
Del Toro insiste. Altro scatto, più violento. Si porta via Jorgenson e trasforma la salita in un duello secco. In cima, il distacco è sceso a 20 secondi. In discesa e nel falsopiano finale i due organizzano l’inseguimento, ma la fatica accumulata in salita si fa sentire. Valgren non si scompone, mantiene l’assetto aerodinamico, spinge agile senza andare fuorigiri.
Taglia il traguardo con 11 secondi su Del Toro e Jorgenson. Braccia al cielo, emozione vera: primo successo in cinque anni, dopo stagioni complicate. “Abbiamo lavorato duro per questo”, dirà a fine corsa. E si vede.
Per Del Toro, però, è una giornata d’oro. Il secondo posto, unito agli abbuoni, gli restituisce la maglia azzurra di leader. Rifila 19 secondi a Pellizzari e lo supera in classifica con 23” di margine. Jorgenson sale al terzo posto, a 34” dal messicano, quando mancano due tappe alla fine.
Valgren si prende la tappa con coraggio e tempismo. Del Toro si prende la corsa con potenza e lucidità tattica. La Tirreno è ancora aperta, ma da Mombaroccio esce un messaggio chiaro: per vincere serve attaccare. Sempre.
Francesco
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