Valgren è tornato. E lo ha fatto nel modo più duro: 184 chilometri nervosi, 3900 metri di dislivello, strade strette e muri marchigiani che non perdonano. La quinta tappa della Tirreno-Adriatico 2026, da Marotta-Mondolfo a Mombaroccio, ha spaccato la corsa fin dal primo chilometro. Media folle nelle fasi iniziali, quasi 49 km/h. Scatti continui, gruppo compatto che si allunga, si spezza e si ricuce.
Van der Poel accende la miccia più volte. Alaphilippe risponde. Ganna prova a forzare. Dopo oltre 45 chilometri di battaglia prende forma la fuga buona: tra gli altri ci sono Jack Haig, Sjoerd Bax, Georg Zimmermann, Edward Planckaert, Emiel Verstrynge e soprattutto Michael Valgren e Julian Alaphilippe. Il gruppo concede spazio: oltre quattro minuti prima del Monte delle Cesane, 8 chilometri al 7% di media. Salita vera, rapporto agile ma non troppo, perché qui se vai fuorigiri paghi con gli interessi.
Dietro, Red Bull-Bora-Hansgrohe controlla per Pellizzari, in testa alla generale. UAE Team Emirates-XRG e Visma-Lease a Bike restano in scia, pronti al rilancio. La corsa cambia volto sulla prima scalata al Santuario Beato Sante: UAE aumenta il ritmo, il gruppo si riduce a una trentina di uomini. Ogni rilancio in uscita di curva è una frustata. Si vedono già le prime crepe.
Davanti la selezione è naturale. Bou perde contatto, poi Bax. Restano in pochi. Ai -30 Valgren e Alaphilippe rompono gli indugi sul Santuario Beato Sante: scatto secco, rapporto lungo spinto con decisione. Gli altri non riescono a chiudere. È un’azione da corridori veri, di quelli che sentono la giornata buona nelle gambe.
Ultimo giro, ancora muri, ancora rilanci violenti. Dietro il lavoro è feroce. Vermaerke tira per Del Toro, Hindley per Pellizzari, Bilbao per Buitrago. La testa della corsa perde secondi ma regge. Ai -6 comincia l’ultima ascesa al Santuario Beato Sante, 4,3 km al 6,2% con punte al 15%. Qui non conta solo la gamba: conta la posizione in sella, la capacità di restare composti quando l’acido lattico ti blocca la schiena.
Valgren attacca a 5,7 km dall’arrivo. Cambio di ritmo netto, seduto, senza scomporsi. Alaphilippe prova a tenere la ruota ma cede. Dietro Del Toro prende in mano la situazione: scatto deciso, solo Jorgenson riesce a seguirlo. Roglič controlla su Pellizzari, che soffre ma limita i danni.
Valgren scollina con un margine sottile. Si butta in discesa rischiando il giusto, traiettorie pulite, nessun tentennamento. Ai -2 Del Toro si libera anche di Jorgenson, ma il danese ha ancora margine. Ultimo chilometro a tutta, e braccia al cielo dopo 4h43’33”.
Del Toro chiude a 11 secondi, Jorgenson stesso tempo. Poi Johannessen, Ciccone, Pellizzari e Roglič a 30”. Una tappa di sostanza che cambia ancora la classifica generale: Del Toro torna leader in 20h10’40”, con 23” su Pellizzari e 34” su Jorgenson. Roglič è quarto a 44”.
Per Valgren è la prima vittoria dopo cinque anni difficili. Non è solo un successo: è un ritorno alla vita agonistica. E per la Tirreno è un’altra giornata senza padrone: ogni salita riscrive la gerarchia, ogni rilancio può costare la maglia. Qui non si aspetta l’ultimo giorno. Qui si attacca.
Francesco
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