Dodici corridori fermi ai box. Sette della WorldTour, gli altri dal vivaio. Numeri che pesano come macigni sull’ingranaggio perfetto della UAE Team Emirates-XRG, la squadra che aveva messo nel mirino le 100 vittorie stagionali dopo le 97 del 2025. L’obiettivo era chiaro, quasi dichiarato sottovoce nel retro dell’ammiraglia. Oggi la realtà è diversa: programma ridotto, roster rimescolati e rincorsa alla primavera con uomini contati.
Mauro Giannetti non gira attorno al problema: gli infortuni stanno condizionando la gestione sportiva. La squadra sarà regolarmente al via in Italia e Belgio, poi alla Milano-San Remo e alla Volta a Catalunya, ma la Settimana Internazionale Coppi e Bartali esce dal calendario. Troppi vuoti da coprire, troppe energie da preservare. E quando devi scegliere, tagli le gare minori per difendere i grandi obiettivi.
Il colpo più duro è arrivato dal Tour Down Under. Jhonatan Narváez, secondo in classifica, è finito a terra nella quarta tappa: fratture a diverse vertebre toraciche. Uno stop serio, di quelli che impongono pazienza e riabilitazione. Sempre in Australia si è fermato Vegard Stake Laengen, mentre Jay Vine ha corso e vinto la generale con una frattura allo scafoide dopo l’impatto con un canguro. Ha stretto i denti, poi si è dovuto operare. Solo due settimane fa è tornato ad allenarsi su strada.
Non basta. Tim Wellens si è fratturato la clavicola destra a Kuurne-Brussel-Kuurne, un’assenza che pesa soprattutto in ottica Classiche. L’anno scorso lui e Narváez avevano preparato il terreno per l’attacco di Tadej Pogačar sulla Cipressa. Quel lavoro oscuro, fatto di ritmo feroce e posizione perfetta in testa della corsa, è spesso la chiave della Sanremo. Senza due uomini così, cambia la dinamica tattica.
Anche Mikkel Bjerg è fermo dal Down Under, mentre Filippo Baroncini sta ancora recuperando dal grave incidente al Tour de Pologne 2025. Brandon McNulty è caduto alla Parigi-Nizza ma sarà al via della Sanremo per la sua prima partecipazione. Con lui Felix Großschartner e Domen Novak completeranno un sette che dovrà compensare le assenze. Molto dipenderà dalle gambe giovani e brillanti di Isaac Del Toro, Jan Christen e Florian Vermeersch: spalle acerbe, talento puro, responsabilità enormi.
La UAE aveva costruito un organico di 29 corridori per il 2026. A fine febbraio è stato promosso il ventunenne Luca Giaimi dal team Gen Z per dare respiro alla prima squadra. Ha già corso la Tirreno-Adriatico e sarà impiegato anche in Belgio. Segnale chiaro: la profondità del roster serve, ma non è infinita.
C’è poi un altro vincolo: da regolamento WorldTour, si può rinunciare a una sola gara del massimo circuito in stagione. Le scelte, quindi, devono essere chirurgiche. Dopo i successi al Tour Down Under, all’UAE Tour e alla Tirreno-Adriatico, la priorità resta la campagna delle Classiche con Pogačar, quindi il Giro d’Italia con João Almeida a caccia della maglia rosa e, più avanti, un Tour de France dove lo sloveno cercherà il quinto sigillo.
Gestire la fatica, distribuire i capitani, proteggere chi rientra dagli infortuni: questa è la vera corsa della UAE in queste settimane. Non si vince solo con i watt e con lo scatto secco sulla Cipressa. Si vince con l’equilibrio di squadra, con uomini sani e con un calendario costruito al millimetro. E adesso, per gli emiratini, ogni scelta pesa come un rapporto troppo duro in salita.
Francesco
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