Centosettanta chilometri e mezzo di polvere rossa, vento laterale e ritmo senza tregua. Mid South Gravel non perdona: ti consuma le gambe e ti svuota i polmoni. Poi, quando pensi che tutto sia già stato deciso sui settori sterrati, ti porta sull’asfalto di Stillwater e ti chiede un ultimo rilancio. Lì, negli ultimi 250 metri, Cobe Freeburn ha acceso il fuoco.
Ventiquattro anni, Colorado, scuola mountain bike. Il ragazzo di Durango ha regolato allo sprint Cameron Jones, campione dell’Unbound Gravel 200 e nome già pesante del panorama off-road. Non una volata improvvisata, ma un’azione secca, potente, costruita dopo quasi cinque ore di corsa aggressiva. Freeburn ha lanciato il suo scatto sul pavé urbano, ha messo il rapporto duro e ha tenuto la linea mentre Jones provava a rientrare. Testa della corsa, spalle larghe, nessuna esitazione.
La gara si era già selezionata da lontano. Partiti in 65, davanti ne restano 20, poi sette a 55 chilometri dall’arrivo. Un’andatura da motore diesel che macina uomini e pressioni. Brennan Wertz si chiama fuori per una foratura. Un guado a 27 chilometri dal traguardo spacca ancora il gruppo. Sull’asfalto finale restano in tre: Freeburn, Jones e Michael Garrison, quest’ultimo staccato di tre secondi sul traguardo. Giovani, tutti e tre 24 anni. Il futuro che corre.
Freeburn non era il favorito sulla carta. Jones vanta due stagioni di alto livello e un titolo Life Time Grand Prix. Eppure, nel momento chiave, il ragazzo del Trek Driftless ha tirato fuori numeri assoluti: miglior potenza sui 5, 10 e 12 secondi mai espressa in gara. In uno sprint dopo 170 chilometri, quei watt valgono oro. Significa avere ancora glicogeno nei muscoli, ma soprattutto lucidità nella posizione in sella: busto basso, bici che non si scompone, cadenza che sale senza andare fuorigiri.
Il successo in Oklahoma non nasce dal nulla. Nel 2025 Freeburn aveva già fatto capire di che pasta fosse: vittoria al Bighorn Gravel, terzo allo SBT GRVL dietro Wertz e Swenson, piazzamenti solidi anche in MTB. Due volte vincitore dell’Iron Horse Bicycle Classic, come prima di lui Simmons e Kuss. Nomi che hanno fatto strada, su asfalto e non solo.
Il passaggio al team Trek Driftless gli ha dato struttura. Meno pensieri logistici, più energie da investire in gara. Al Mid South ha potuto contare anche su Daxton Mock, compagno di lunga data tra MTB e ciclocross, capace di muoversi sempre nel posto giusto. Quando in testa alla corsa si resta in pochi, la differenza la fa la gestione: stare coperti quando serve, esporsi il minimo al vento, scegliere l’attimo esatto per il rilancio.
Ora l’obiettivo si alza. Sea Otter, Traka 200, Unbound. E soprattutto il Life Time Grand Prix, dove Freeburn debutta in mezzo ai migliori specialisti off-road. Con Torbjørn Røed, terzo nella classifica generale lo scorso anno, Trek Driftless presenta un trio capace di incidere.
La volata di Stillwater non è stata solo uno sprint. È stato un segnale. Nuova generazione, motore acceso e nessuna paura di giocarsela fino all’ultimo metro. Nel gravel moderno non basta resistere: bisogna saper chiudere. Freeburn lo ha fatto con autorità . E adesso nessuno lo prende più sottogamba.
Francesco
20
