Paul Seixas ha 19 anni, un motore già da WorldTour e sulle strade bianche di Siena ha dato una risposta chiara: non è un fenomeno costruito a tavolino. Secondo alla Strade Bianche 2026, dietro un Tadej Pogačar semplicemente intoccabile, il francese della Decathlon CMA CGM ha corso da veterano. Presente quando la corsa si è accesa, lucido nei settori sterrati, capace di tenere una posizione in sella stabile anche quando il ritmo in testa alla corsa superava ogni soglia di sicurezza.
La Francia si è subito infiammata. Dopo la vittoria in solitaria alla Faun-Ardèche Classic e il podio in Toscana, l’etichetta è arrivata puntuale: “the chosen one”. Il predestinato. Parole pesanti, soprattutto in un Paese che aspetta un vincitore del Tour de France da una generazione.
Ed è qui che si apre il dibattito vero: Seixas deve già correre il Tour 2026?
Sean Kelly, nove Monumenti in bacheca e cinque tappe al Tour, non ha usato mezze misure. È contrario. Netto. Secondo l’irlandese, mandare un ragazzo di 19 anni alla Grande Boucle adesso sarebbe un errore. Non per limiti tecnici – quelli, al momento, non si vedono – ma per il contesto.
Il Tour non è solo una corsa a tappe di tre settimane. È pressione quotidiana, è assedio mediatico, è gestione dello sforzo su ritmi che non concedono tregua. Un giovane con il carattere offensivo di Seixas, uno che quando sente l’odore dell’azione entra in testa al gruppo e rilancia, rischia di pagare tutto questo a caro prezzo. Non lo mandi al Tour per “fare esperienza” una settimana. Se lo schieri, lui corre per incidere.
Kelly richiama alla memoria altri talenti francesi che hanno sentito troppo presto il peso dell’attesa nazionale. Il ciclismo moderno non perdona gli errori di programmazione: i carichi si accumulano, il recupero si assottiglia, la testa deve rimanere libera. Bruciare le tappe significa spesso bruciare energie che non tornano più.
La Decathlon CMA CGM ora ha una responsabilità enorme: proteggere il corridore dal rumore. Il suo calendario parla chiaro: Itzulia Basque Country, poi le Ardenne con La Flèche Wallonne e una possibile sfida diretta con Pogačar alla Liège-Bastogne-Liège. Corse adatte alle sue caratteristiche: esplosività in salita, capacità di reggere scatti ripetuti, fondo già di alto livello.
Il Tour può aspettare. A 19 anni il margine di crescita è ancora ampio. Tre settimane corse al limite richiedono una gestione dello sforzo diversa rispetto a una classica di 200 chilometri, per quanto dura. Cambia l’alimentazione, cambia il recupero, cambia la distribuzione delle energie tra alta montagna e giornate di pianura nel gruppo compatto, dove bisogna restare davanti senza sprecare watt inutili.
Seixas ha dimostrato di poter stare con i migliori in una delle corse più esigenti del calendario. Questo basta per alimentare entusiasmo. Ma tra un talento che brilla in una classica e un uomo da classifica al Tour c’è un passaggio intermedio fatto di maturazione fisica e mentale.
La fretta è l’unico vero avversario che oggi può batterlo.
Francesco
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