Tirreno-Adriatico e Parigi-Nizza non sono semplici corse a tappe di marzo. Sono il banco prova, il laboratorio dove si costruisce la Milano-Sanremo. E anche nel 2026 gli indizi più concreti arrivano dall’Italia.
Tre dei grandi favoriti per la Classicissima hanno scelto la Tirreno per cercare quella che Wout van Aert ha definito senza giri di parole “race hardness”. Durezza agonistica. Ritmo imposto dagli altri, scatti da chiudere, posizione da difendere nel gruppo compatto quando la strada si restringe. Tutto ciò che nessun allenamento, per quanto scientifico, può replicare fino in fondo.
Mathieu van der Poel ha lasciato le Marche con la sensazione di aver fatto centro. Due vittorie di tappa, brillantezza sullo sterrato di San Gimignano con un attacco secco e controllo totale nello sprint di Martinsicuro dopo aver superato le salite nel momento chiave. Non solo gambe, ma gestione dello sforzo: un giorno brillante, quello dopo a tirare il gruppo in testa per selezionare, sempre con margine. Segnali chiari. Se la Sanremo si accende sulla Cipressa come nel 2025, l’olandese c’è. E quando parte in scatto dopo 250 chilometri, la differenza la fa la capacità di rilancio, non solo il picco di watt.
Diverso il discorso per Tadej Pogačar. Niente Tirreno, programma personalizzato verso un blocco di classiche che culminerà alla Liegi. Lo sloveno arriverà fresco, ma senza quella competizione ravvicinata che tempra riflessi e posizione in sella dentro il gruppo lanciato a 50 all’ora sull’Aurelia. La sua Sanremo passerà ancora dalla Cipressa: squadra lunga, ritmo violento, selezione netta. Senza Tim Wellens e Jhonatan Narváez, toccherà a Isaac Del Toro reggere il peso del lancio. Il messicano ha vinto la generale alla Tirreno andando a fondo, e questo sforzo potrebbe incidere. Sabato dovrà dimenticare la maglia azzurra e trasformarsi in uomo d’ordine, pilotando Pogačar prima dello scatto.
Capitolo Van Aert. Ha sofferto, ha sbagliato qualche scelta tattica, ma ha insistito. Niente altura a marzo, scelta controcorrente rispetto al passato. Ha cercato intensità in gara. Non ha raccolto risultati, però le sensazioni sono crescenti. Se sulla Cipressa servirà uno sforzo prolungato vicino alla soglia, lui e Matteo Jorgenson possono reggere il colpo. E in una corsa più aperta, magari con pioggia e vento a favore lungo la costa, un gruppo ristretto potrebbe tornare compatto prima del Poggio.
Interessante anche il ruolo degli “altri”. Jorgenson solido alla Tirreno, Giulio Pellizzari terzo nella generale nonostante un problema al tendine d’Achille: motore leggero, predisposto alle salite brevi, carta possibile se la corsa esplode presto. Parigi-Nizza, colpita ancora dal maltempo, ha detto meno in chiave Sanremo. Biniam Girmay e Luke Lamperti erano gli outsider più credibili, ma entrambi hanno evitato di stressarsi fino all’ultima tappa.
Un dato resta costante: la Tirreno inserisce tappe oltre i 200 chilometri, costruisce fondo, abitua alla fatica lunga. La Milano-Sanremo ne misura 298. Quando il gruppo si allunga sul Turchino o sui Capi, non contano solo le punte di potenza ma la resistenza accumulata.
La sensazione? Le prove generali in Italia hanno consegnato un Van der Poel lucido e affilato. Ma alla Sanremo basta un attimo: un ventaglio, una caduta, uno scatto sulla Cipressa per cambiare tutto. E lì resteranno solo gambe e posizione, senza appello.
Francesco
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