Mathieu van der Poel conosce la Milano-San Remo come le sue tasche, ma sa che la Classicissima non concede copie carbone. Ogni edizione è una partita a scacchi lanciata a oltre 45 all’ora, dove vento, posizione nel gruppo compatto e ambizioni delle squadre cambiano lo spartito negli ultimi 50 chilometri.
Il campione olandese si presenta al via con un dato che pesa: è il vincitore in carica e nel 2025 ha firmato una delle azioni più spettacolari degli ultimi anni. Sulla Cipressa, con vento a favore, è riuscito a saltare sulla ruota di Tadej Pogačar insieme a Filippo Ganna. Tre uomini al comando, collaborazione piena, selezione naturale. Poi lo sprint in Via Roma, gestito con freddezza e potenza. Un colpo da finisseur vero, dopo quasi 300 chilometri.
Van der Poel non dimentica però che la San Remo è imprevedibile per definizione. Nel 2023 aveva fatto il vuoto sul Poggio, scatto secco in cima e picchiata perfetta verso il traguardo. Nel 2024, invece, corsa chiusa e lavoro per Jasper Philipsen. Tre copioni diversi in tre anni. Questo basta a spiegare perché nessuno possa sentirsi padrone della corsa, nemmeno chi l’ha già alzata più volte.
La statistica è chiara: dal 2008 non ci sono stati vincitori capaci di ripetersi, almeno fino al suo successo dello scorso anno. Prima di lui, solo Merckx aveva trasformato la San Remo in territorio personale. Numeri che danno la misura della difficoltà: 298 chilometri, una giornata intera in sella e due salite – Cipressa e Poggio – che non sono dure sulla carta, ma diventano rampe decisive quando le gambe sono al limite.
Ed è proprio qui che entra in gioco Tadej Pogačar. Il duello tra i due accende la vigilia. Van der Poel lo sa bene: “È solo questione di tempo prima che la vinca”, ammette. Parole che suonano sincere ma che hanno anche il sapore della schermaglia tattica.
Il punto centrale è la Cipressa. Negli ultimi anni è tornata a essere trampolino d’attacco. Ma Van der Poel sposta l’attenzione: secondo lui Pogačar non ha bisogno di muoversi così presto. Può vincere sul Poggio, può vincere dopo una corsa durissima, può persino giocarsela allo sprint ristretto. Tradotto: l’olandese non intende scoprire le carte su un solo scenario.
La chiave sarà ancora una volta la posizione nel gruppo prima dell’imbocco delle due salite. Entrare nelle prime dieci ruote significa evitare buchi, frenate e rilanci che ti portano fuori giri. Van der Poel in questo è maestro: legge il vento, sceglie la scia giusta, si muove prima che il ritmo esploda.
Arriva alla San Remo dopo la Tirreno-Adriatico, gara che gli ha dato fondo e brillantezza. Dice di sentirsi pronto. Ma avverte: l’anno scorso c’erano condizioni perfette, vento a favore sulla Cipressa. Non succede sempre. E alla Classicissima basta un dettaglio – una folata contraria, un attimo di esitazione – per cambiare tutto.
La sfida è lanciata. Poggio, Via Roma, ultime pedalate con il cuore in gola. Van der Poel contro Pogačar, ancora una volta. E alla San Remo, anche quando pensi di aver capito tutto, la corsa trova sempre il modo di sorprenderti.
Francesco
20
