Tadej Pogačar non usa giri di parole: la Milano-Sanremo è “una corsa spaventosa”. Detta così, da uno che ha già messo in bacheca Monumento, Grandi Giri e Strade Bianche dominate a suon di scatti, fa impressione. Eppure il senso è chiaro a chi mastica ciclismo vero: la Classicissima è una battaglia di posizione, nervi e velocità folli.
Fino al mare la corsa scorre via. Poi cambia tutto. I Capi accendono la miccia, i paesi si susseguono, curve a sinistra e a destra spezzano il ritmo, il gruppo compatto fila oltre i 50 all’ora. Qui non contano solo i watt: conta stare davanti, lottare gomito a gomito con uomini più pesanti, specialisti delle Classiche e velocisti puri. “I corridori della Sanremo sono più grandi rispetto a quelli che affronto altrove”, ha spiegato Pogačar. Tradotto: più chili, più potenza sul passo, più inerzia quando la strada è piatta e larga.
La UAE Team Emirates-XRG ha un piano chiaro: incendiare la corsa sulla Cipressa, a 22 chilometri dall’arrivo. È lo spartito degli ultimi anni. Scatto deciso, ritmo che sale sopra i 40 km/h in salita – sì, avete letto bene: quaranta all’ora in ascesa – e selezione brutale. Ma tra il dire e il fare c’è di mezzo un gruppo che non vuole saltare.
“Devi arrivare alla Cipressa non al 100%, ma al 110%. È tutta una questione di posizione”, ha detto lo sloveno. E ha ragione. Se entri ventesimo in curva ai piedi della salita, sei già fuori gioco. Ogni rilancio costa energie, ogni metro perso è una fucilata nelle gambe. E quando scollini, non è finita: bisogna ripetersi sul Poggio, con ancora più precisione e lucidità.
Il problema si chiama Mathieu van der Poel. E in parte Filippo Ganna. L’anno scorso l’attacco sulla Cipressa ha ridotto la testa della corsa a un drappello scelto, ma in Via Roma lo sprint ha premiato l’olandese. Pogačar lo sa: se arriva con loro sul rettilineo finale, parte sfavorito. Il suo obiettivo è fare la differenza prima, magari con un’azione secca sul Poggio o, perché no, in discesa.
Già, la discesa del Poggio. Tecnica, tortuosa, senza un attimo per respirare. “Non è solo la salita, c’è anche la discesa. E dopo non manca molto al traguardo”, ha ricordato. Qui l’assetto conta quanto il coraggio. Linee pulite, mani basse, sguardo avanti. Un errore e la corsa finisce contro un guard-rail.
Eppure, proprio dentro questa incertezza, la Sanremo esercita il suo fascino. Pogačar la vuole. Non è un segreto. Ha già studiato a fondo il Poggio, ha fatto ricognizioni, conosce ogni tombino e ogni cambio di pendenza. Dopo aver dominato la Strade Bianche, si presenta con fiducia e con una squadra che ha dimostrato compattezza e forza.
La chiave sarà una sola: trasformare una corsa velocissima in una gara di resistenza esplosiva. Spezzare il gruppo quando tutti viaggiano fuorigiri. Costringere gli sprinter a staccarsi prima che possano far valere il loro spunto. È un equilibrio sottile, quasi crudele.
La Milano-Sanremo non perdona. Ma proprio per questo, quando la vinci, resti nella storia.
Francesco
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