Mathieu van der Poel ha “il numero” di Tadej Pogačar alla Milano-Sanremo. In casa UAE Team Emirates-XRG lo ammettono senza giri di parole. L’olandese conosce la Classicissima metro per metro, sa quando muoversi tra Cipressa e Poggio e, nelle ultime edizioni, ha sempre trovato la risposta giusta agli scatti dello sloveno. Ma quest’anno, nell’ammiraglia emiratina, si respira aria di rivincita.
“È una corsa complicatissima da vincere: lui l’ha capita e ha il numero di Tadej, ma ci proveremo”, ha detto Joxean Fernández Matxin. Il punto è tutto lì. La Sanremo è una gara semplice solo sulla carta: 300 chilometri che esplodono in venti minuti. Se sbagli posizione all’imbocco della Cipressa, sei finito. Se perdi una ruota sul Poggio, rientrare è un’impresa.
Van der Poel lo sa e ha lanciato il guanto: “Se sono all’1% in meno, Tadej mi va via”. Tradotto: l’equilibrio è sottilissimo. Pogačar ha già alzato le braccia alla Strade Bianche e ha rifinito la preparazione sulle strade liguri, provando e riprovando i punti chiave. Non per impararli – li conosce a memoria – ma per trovare l’istinto giusto. Per capire dove forzare il ritmo, dove rilanciare in piedi sui pedali, dove preparare l’affondo.
Mauro Gianetti insiste su un concetto: la corsa si decide prima ancora che inizi la salita. “La chiave è l’inizio della Cipressa. Tutti vogliono stare davanti e i posti sono limitati”. È una questione di assetto nel gruppo compatto, di timing perfetto nell’imboccare la salita nelle prime posizioni senza aver bruciato energie. Servono uomini forti a tirare e a tenere alta l’andatura.
Ed è qui che arrivano le incognite. UAE dovrà fare a meno di due pedine fondamentali come Jonathan Narváez e Tim Wellens. Corridori capaci di portare il leader nel punto giusto, di impostare un ritmo violento ma controllato sulla Cipressa, di filtrare i contrattacchi. Al loro posto spazio ai giovani: Isaac Del Toro, Jan Christen, Brandon McNulty. Motore e motivazione non mancano, l’esperienza su questo tracciato sì.
La squadra ha comunque già messo insieme 16 vittorie stagionali, nonostante una primavera segnata da cadute e infortuni – da Jay Vine a Vegard Stake Laengen fino a Mikkel Bjerg. La condizione generale c’è. Resta da trasformarla in strategia perfetta.
Intanto Pogačar flirta con la storia. Si è detto che per lui vincere la Sanremo o la Roubaix potrebbe pesare quanto un Tour de France. Gianetti frena: la Grande Boucle resta un obiettivo centrale. Ma ora conta solo la Liguria. Perché un corridore capace di lottare per Strade, Fiandre, Roubaix, Liegi e Tour nella stessa stagione è un’anomalia tecnica e atletica. E la Sanremo è il tassello che ancora manca.
In gruppo, però, non c’è solo il duello a due. Ogni accelerazione sulla Cipressa può cambiare il copione. Ogni scatto sul Poggio può isolare un favorito. Van der Poel parte con la consapevolezza di chi ha già colpito. Pogačar con la fame di chi aspetta da un anno il momento giusto per rispondere.
Tra Milano e Sanremo non serve inventare nulla. Servono gambe, posizione e sangue freddo. E forse, davvero, quell’1% in più.
Francesco
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