Ineos Grenadiers si presenta alla Milano-Sanremo con un’idea chiara: giocarsi tutto su Filippo Ganna, ma con una carta in più pronta a sparigliare gli equilibri. Josh Tarling non sarà una semplice spalla: sarà l’incognita da lanciare nel momento chiave, dalla Cipressa fino a Via Roma.
Ganna riparte da due secondi posti, 2023 e 2025, entrambi alle spalle di Mathieu Van der Poel. Riparte anche da due cronometro vinte nel 2026, Algarve e Tirreno-Adriatico, segnali netti di una condizione solida. In una corsa di 298 chilometri, con quasi sette ore in sella prima che la gara esploda, la capacità di gestire lo sforzo è un’arma vera. E Ganna lo sa: quando Pogačar ha attaccato sulla Cipressa lo scorso anno, lui è rimasto agganciato grazie alla testa e alla gamba da cronoman, alla capacità di non andare subito fuorigiri e di dosare ogni watt. Ma sul Poggio e poi in volata era già al limite.
“Voglio fare la storia”, ha detto. L’ultimo italiano a vincere è stato Vincenzo Nibali nel 2018, con quell’assolo chirurgico sul Poggio. Da allora, Sanremo ha incoronato finisseur e fenomeni capaci di cambiare ritmo in salita e tenere 60 all’ora in pianura. Per Ganna il punto è semplice: arrivare sul Poggio con qualcosa in più nel serbatoio, senza dover inseguire a tutta sulla Cipressa.
Qui entra in gioco la strategia disegnata dal direttore sportivo Leonardo Basso. Dopo la discesa del Turchino e nel tratto nervoso verso i Capi, Connor Swift e Jack Haig dovranno scortare i leader e proteggerli nel gruppo compatto, dove la lotta per la posizione diventa brutale. Sui Capi, fino all’imbocco della Cipressa, toccherà a Michał Kwiatkowski, Axel Laurance e Ben Turner tenere alta l’attenzione e rispondere agli scatti, soprattutto quelli annunciati di UAE.
Perché lo scenario è chiaro: Pogačar vuole accendere la corsa sulla Cipressa. Tutte le squadre lo sanno e questo renderà l’approccio ancora più caotico rispetto al 2025. La differenza, per Ineos, è poter contare su due motori grossi dall’inizio della Cipressa fino al traguardo: Ganna e Tarling, “in teoria”, come sottolinea Basso.
Tarling arriva da una Parigi-Nizza corsa a livello altissimo e da una cronometro a squadre vinta. Ha gamba, ma non ha la pressione del leader. Questo lo rende pericoloso. Può anticipare, può seguire un attacco, può costringere gli altri a lavorare. In una corsa dove “ci sono migliaia di scenari”, avere una carta libera cambia la tattica: obbliga UAE e Alpecin a fare un calcolo in più.
Molto dipenderà anche dal vento nel finale. Se le condizioni sfavoriranno gli attacchi in solitaria, il Poggio potrebbe diventare un trampolino per un gruppetto ristretto. In quel caso Ganna dovrà essere lucido: niente inseguimenti lunghi in apnea, niente rilanci fuori soglia. Restare coperto, leggere le ruote giuste, scegliere il rapporto corretto per non spezzare la cadenza negli ultimi 500 metri.
Van der Poel resta l’uomo capace di controllare Pogačar quando lo sloveno decide di alzarsi sui pedali. Ma Sanremo non si lascia chiudere in uno schema fisso. È una corsa che premia la forza, sì, ma ancora di più la gestione del dettaglio: posizione, tempismo, sangue freddo.
Ineos ha costruito una squadra per arrivare a quei dieci minuti finali con due uomini davanti. Se Ganna troverà finalmente la misura perfetta tra sofferenza e lucidità, e se Tarling saprà muoversi da battitore libero, la Classicissima potrebbe davvero cambiare copione.
Francesco
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