La Milano-Sanremo non è più una corsa d’attesa. Da quando Tadej Pogačar ha deciso di incendiare la Cipressa, il copione è cambiato. Non si tratta più solo di resistere sul Poggio e giocarsi tutto in Via Roma: oggi il vero biglietto per la vittoria è restare incollati alla sua ruota quando il ritmo esplode a 27 chilometri dall’arrivo.
Pogačar non ha ancora dominato la Classicissima come ha fatto altrove, ma ne ha già piegato la struttura. Nel 2025 ha trasformato la Cipressa da trampolino tattico a rampa di lancio vera, scremando il gruppo compatto con un’azione secca, da scalatore puro capace di spingere rapporti lunghi anche dopo 250 chilometri. Quest’anno arriva con la stessa ossessione: vincere. I suoi piazzamenti – quinto, quarto, terzo, terzo – raccontano una progressione chiara. Quando accelera in salita, non alza solo il ritmo: costringe tutti ad andare fuori soglia. E su una salita regolare come la Cipressa, se l’assetto è stabile e la squadra lo porta davanti senza disperdere energie, può fare la differenza prima ancora dello scollinamento.
Ma il riferimento resta Mathieu van der Poel. Due vittorie nelle ultime tre edizioni e una sensazione costante di controllo. L’olandese ha dimostrato di poter reggere l’urto in salita e poi cambiare passo sul Poggio, dove l’esplosività e la capacità di rilancio contano più del peso. In Via Roma, se si arriva in un gruppetto ristretto, la sua velocità è un’arma letale. La sua primavera è partita forte: vittoria all’Omloop e colpi di classe alla Tirreno-Adriatico. Tradotto: condizione piena e fiducia alta. Per batterlo non basta staccarlo. Bisogna farlo soffrire prima.
Filippo Ganna rappresenta l’incognita più affascinante. Alla Tirreno ha dominato la cronometro e ha tenuto duro quando la corsa si è mossa in salita. Il suo problema non è la potenza assoluta, ma la gestione dei cambi di ritmo violenti. Sulla Cipressa e sul Poggio dovrà limitare i danni, poi giocarsi tutto sul tratto pianeggiante dopo la discesa. Se riesce ad aprire anche solo pochi metri con una progressione in stile cronometro, diventa complicato chiuderlo. Ma arrivare in volata con van der Poel sarebbe un rischio enorme.
Wout van Aert, vincitore nel 2020, arriva con un inverno complicato tra infortuni e contrattempi. Alla Strade Bianche ha mostrato segnali, ma la sensazione è che gli manchi ancora qualcosa nei momenti chiave, soprattutto nel posizionamento prima della Cipressa. E lì non puoi sbagliare: se resti chiuso, la corsa ti passa sopra.
Jasper Philipsen è l’opzione veloce. Se la corsa si ricompatta parzialmente, lui resta il finisseur più temibile. Il suo tandem con van der Poel offre ad Alpecin una doppia carta: attacco da lontano o attesa per la volata. È una combinazione che mette pressione a tutti.
Occhi anche su Tom Pidcock. Ha vinto alla Milano-Torino con uno scatto intelligente e potente, dimostrando brillantezza e sangue freddo. Se supera la Cipressa con i migliori, la discesa del Poggio può diventare il suo terreno di caccia.
Infine Isaac del Toro, jolly di UAE. Sulla carta è ultimo uomo per Pogačar, pronto a tirare finché ha fiato. Ma se lo scenario cambia, ha qualità e gamba per diventare protagonista. Esplosivo, ambizioso, già vincente in stagione.
La Milano-Sanremo 2026 si gioca tutta lì: sulla Cipressa lanciata a tutta, sul Poggio preso in testa e su una discesa affrontata al limite. Chi avrà ancora lucidità per l’ultimo rilancio verso la Via Roma, alzerà le braccia. Gli altri resteranno con l’amaro in bocca.
Francesco
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