Mathieu van der Poel arriva alla Milano-Sanremo con una consapevolezza brutale: “Se sono all’1% in meno, Tadej se ne va”. È la fotografia perfetta della sfida sulla Cipressa. Non è retorica, è lettura tecnica della corsa.
L’olandese ha già piegato due volte Pogačar alla Classicissima. Nel 2023 lo ha staccato vicino allo scollinamento del Poggio, con uno scatto secco dopo 280 chilometri corsi sempre davanti, in testa della corsa nei momenti chiave. Nel 2025 ha fatto qualcosa di ancora più sottile: ha seguito l’attacco violento dello sloveno sulla Cipressa, ha assorbito ogni rilancio sul Poggio e poi lo ha battuto in Via Roma con una volata lunga, lanciata ai 280 metri, gestita di potenza e sangue freddo.
Qui sta la differenza. Pogačar può essere il più forte in salita pura, ma Van der Poel legge lo sviluppo metrico della corsa come un veterano ligure. Sa quando restare coperto nel gruppo compatto, sa quando mettersi in scia giusta, sa quando anticipare il fuorigiri altrui.
La preparazione alla Tirreno-Adriatico è stata chirurgica. Non è andato “a tutta” ogni giorno come in passato. Ha scelto le tappe giuste e le ha trasformate in simulazioni gara. Ha vinto sullo sterrato di San Gimignano, forzando su fondo irregolare e chiudendo con uno sforzo in stile Poggio: progressione in salita e sprint a gambe dure. Poi, a Martinsicuro, su un tracciato disegnato per replicare le tre asperità finali della Sanremo, è rimasto nel drappello dei 14 migliori e ha piazzato la stoccata secca, lasciando tutti con diverse bici di margine.
Quello che colpisce non è solo la potenza, ma la gestione dello sforzo. Alla Tirreno ha cercato quella durezza da corsa che nessun allenamento può darti. Interval training sì, ma qui parliamo di rilanci fuori curva, cambi di ritmo dopo cinque ore e risposta immediata agli attacchi. È lì che si costruisce la Sanremo.
La chiave resta la Cipressa. Cinque chilometri e settecento metri al 4%, con punte più arcigne dopo il tornante stretto. L’anno scorso Pogačar ha spinto vicino al record dei nove minuti. Con vento a favore, l’azione è diventata micidiale. Se quest’anno trova vento contrario, cambia tutto: il gruppo rientra, il Poggio torna decisivo, la volata diventa un’opzione reale.
Van der Poel lo sa. Per questo marca stretto lo sloveno. Deve essere sulla sua ruota quando la UAE alza il ritmo in testa della corsa. Se perde un metro nel tratto al 9%, rischia di non rivederlo più. Ma se regge, la partita si sposta sul Poggio e poi in Via Roma, dove nove volte su dieci l’olandese parte favorito.
A 31 anni, con otto Monumenti in bacheca e tre Fiandre già conquistate, Van der Poel ha trasformato la primavera in un affare personale. La Sanremo è il primo tassello di un possibile tris storico con Fiandre e Roubaix. Ma tutto passa da quei nove minuti sulla Cipressa.
Un punto percentuale. Tanto basta per fare la differenza tra restare in scia o saltare.
E sabato, quando il gruppo compatto uscirà dalla pianura e inizierà a salire verso il mare, non conterà chi è più spettacolare. Conterà chi sbaglia meno.
Francesco
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