Due corse, due scenari diversi, la stessa sentenza: chi ha avuto il coraggio di anticipare ha messo le mani sulla gara.
Alla Grafton to Inverell maschile, 229 chilometri di tradizione e fatica pura, Finlay Walsh (CCACHE x Bodywrap) ha scritto il suo nome con una prestazione che pesa. 5:26:59 il tempo finale. Non è solo una vittoria: è un record che abbatte di oltre dieci minuti il primato dello scorso anno e polverizza il 5:46 stabilito nel 2017 da Neil Van der Ploeg. Quando si scende sotto certi riferimenti cronometrici, significa che il ritmo è stato infernale dal primo all’ultimo chilometro.
La corsa si è accesa sull’ultima salita. Walsh e Lindon Milostic (Team Rauland) hanno sferrato lo scatto decisivo lì, dove le gambe iniziano a chiedere pietà e il gruppo compatto si screma per selezione naturale. Dietro, Jeremy Smith (Butterfields Ziptrak) e Levi Hone (Team Brennan) hanno provato a rientrare con un rilancio violento, ma davanti non hanno esitato. Si sono giocati tutto in uno sprint in salita, con Walsh capace di resistere e rilanciare ancora negli ultimi metri. I quattro hanno chiuso con lo stesso tempo ufficiale, ma sul traguardo l’ordine è stato chiaro: Walsh, Milostic, Smith, Hone. Toby Inglis, quinto, ha pagato 16 secondi: in una gara così veloce è un’eternità.
Le parole del vincitore spiegano bene il quadro tattico: vento a favore lungo l’autostrada e tratti esposti, giornata da ventagli e alta velocità. Con un “taily” deciso, come lo chiamano da quelle parti, il gruppo non respira mai. Si viaggia oltre soglia, si sta in scia per risparmiare, ma appena si esce si paga tutto. In condizioni del genere lo sviluppo metrico fa la differenza: rapporti lunghi per sfruttare la spinta del vento, ma gamba pronta a salire di cadenza quando la strada si impenna. Walsh ha saputo leggere il momento giusto, senza aspettare la volata di un gruppo più numeroso.
Se tra gli uomini è stata battaglia fino alla linea, nella Mt Mitchell to Inverell femminile Kirsty Watts (Meridian Bikebug) ha fatto un numero da veterana. 110 chilometri, 2:38:03 il suo tempo, e soprattutto un’azione solitaria di 100 chilometri. È partita dopo l’attacco della compagna di squadra Quinn. Era appena dietro a un gruppetto e ha deciso di scavalcarlo, insistendo da sola. Una scelta netta: niente attendismo, niente calcoli.
Un’azione del genere richiede testa prima ancora che gambe. Da sola contro il vento e contro l’inseguimento, devi gestire lo sforzo al watt, restare sempre sotto la soglia del fuorigiri e conservare qualcosa per gli ultimi chilometri. Watts ha costruito un vantaggio che nessuna è riuscita a scalfire. Maria Laurie (Canterbury Track) ha chiuso a 1’46”, Keely Bennett (Butterfields Ziptrak) a 5’14”. Distacchi chiari, che raccontano la solidità dell’azione.
Il quinto round della Hertz ProVelo Super League si è aperto così: record e assoli. E la sfida non si ferma, perché il weekend si completa con un criterium di un’ora e dieci minuti sul circuito di 1,4 km a Lake Inverell. Dopo sforzi così lunghi, cambiano completamente le dinamiche: scatti continui, rilanci a ogni curva, assetto aggressivo e testa della corsa sempre in movimento.
Dalla fuga di cento chilometri allo sprint in salita dopo quasi sei ore: il ciclismo è questo. Chi osa, spesso vince.
Francesco
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