Quattrocentocinquanta millimetri fuori-fuori. In un gruppo che ormai viaggia allineato sui 400 mm imposti dalla nuova soglia minima UCI, la piega di Mathieu van der Poel sembra arrivare da un’altra epoca. Niente leve ruotate all’interno di 10 gradi, niente estremizzazioni aerodinamiche. Solo larghezza, controllo e potenza.
Alla Tirreno-Adriatico i meccanici della Alpecin-Premier Tech hanno messo il metro sul manubrio: 450 mm esterno-esterno. Un dato netto, abbinato a leve quasi dritte. Per confronto, il compagno Jasper Philipsen si ferma a 410 mm. Nel gruppo compatto la maggior parte dei corridori resta vicina ai 400 mm esterni, con una distanza minima tra le leve di 280 mm come richiesto dal regolamento. Van der Poel è perfettamente dentro i limiti, ma va controcorrente.
Il cockpit di partenza è il Canyon CP0049 Pro Pace, un sistema modulare che consente regolazioni da 350 a 400 mm centro-centro in presa alta. In passato Cyclingnews aveva misurato 420 mm centro-centro sulla sua Aeroad al Tour. Oggi si parla di una variante più larga, probabilmente realizzata su misura. Il succo non cambia: è una scelta precisa, non un dettaglio trascurato.
Cosa significa pedalare con 450 mm quando tutti stringono? Significa rinunciare a qualche watt risparmiato contro l’aria. Un manubrio più stretto compatta le spalle, riduce la superficie frontale e migliora il coefficiente aerodinamico. Soprattutto ad alta velocità, quando si viaggia oltre i 50 all’ora, quei piccoli vantaggi si sommano. Ma la bici non è solo galleria del vento.
Una piega larga aumenta la leva. In volata o quando ti alzi sui pedali per uno scatto secco, avere più apertura tra le braccia stabilizza la bici e permette di scaricare coppia senza farla “serpeggiare”. È biomeccanica pura: più base d’appoggio, più controllo nei rilanci violenti. Van der Poel lo dice senza giri di parole: preferisce avere potenza quando si alza sui pedali. È abituato a quella misura da sempre e non vede ragioni per cambiarla.
I risultati gli danno ragione. Alla Tirreno ha attaccato sullo sterrato bagnato della seconda tappa, ha fatto selezione e poi ha regolato allo sprint Isaac Del Toro e Giulio Pellizzari. Nella quarta frazione ha giocato il finale con freddezza e ha lanciato uno sprint devastante contro gente come Wout van Aert e Filippo Ganna, che dell’aerodinamica hanno fatto una religione. Se perde qualche watt controvento, li riprende con gli interessi quando la strada sale, curva o diventa sporca.
C’è anche un altro aspetto. Con manubri stretti e leve ruotate verso l’interno la posizione diventa più aggressiva, ma anche più nervosa. Nelle Classiche, tra pavé, vento laterale e contatti al limite, la stabilità conta quanto la penetrazione aerodinamica. Una piega larga offre confidenza, soprattutto nei tratti tecnici e quando si guida la testa della corsa.
Van der Poel non è un nostalgico. Usa telai aggiornati e ruote prototipo. Semplicemente, filtra ogni novità attraverso le sue sensazioni. Nel ciclismo moderno i trend viaggiano veloci, ma la posizione in sella resta personale. Se un corridore vince così, non c’è regolamento estetico che tenga.
A volte andare controvento, anche nelle scelte tecniche, è il modo migliore per restare davanti.
Francesco
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