La primavera è entrata nel vivo, ma il quadro nel ciclismo femminile è tutt’altro che definito. Omloop Het Nieuwsblad, Strade Bianche e Trofeo Alfredo Binda hanno già lasciato segni chiari sulle gambe e sulla gerarchia del gruppo, eppure le risposte decisive arriveranno solo adesso, tra Milano-Sanremo, Fiandre e Roubaix. Le grandi protagoniste si stanno scoprendo poco alla volta, tra scatti secchi sul muro e rilanci violenti sugli sterrati.
Il primo nodo si chiama Lotte Kopecky. Rientrata dopo un 2025 complicato da un infortunio alla schiena, ha scelto di tornare alla sua dimensione naturale: le corse di un giorno. All’Omloop è stata tagliata fuori prima del Muur van Geraardsbergen, a Siena ha mancato il momento giusto e un errore di percorso ha chiuso ogni spiraglio. Settima al Binda, vittoria a Nokere Koerse, ma senza dominio netto: nessuno scatto risolutivo, nessuna azione che abbia spezzato il gruppo di forza. Ha regolato lo sprint, bene, ma contro un livello non paragonabile a quello delle Monumento. La domanda è semplice: quando la strada s’impenna o il ritmo diventa feroce sul pavé, è già al livello di Longo Borghini e Niewiadoma-Phinney? Le prossime settimane diranno se può fare la differenza con un’azione secca sul Poggio o con un attacco lungo nelle Fiandre.
Se Kopecky cerca conferme, UAE Team ADQ offre certezze. Otto vittorie nelle prime settimane del 2026, successo al Trofeo Alfredo Binda e podio blindato al Trofeo Oro: numeri che pesano. Elisa Longo Borghini guida un blocco compatto, con Swinkels, Gillespie e Persico capaci di coprire ogni fase di gara. La loro forza non è solo nelle gambe, ma nella gestione tattica: nessuna incertezza sulla leadership, nessuna esitazione nei momenti chiave. Nelle Classiche del Nord, dove conta l’assetto nel vento laterale e la posizione prima dei settori decisivi, dovranno misurarsi contro la potenza organizzata delle squadre olandesi e belghe. Se reggeranno la pressione su pavé e ventagli, avranno messo un timbro pesante sulla stagione.
Poi c’è Kasia Niewiadoma-Phinney, eterna protagonista. Seconda all’Omloop, seconda alla Strade Bianche, battuta per una manciata di metri. Le gambe ci sono, lo dimostra ogni volta che il gruppo si seleziona. Il limite resta lo stesso: lo sprint. Se arriva in testa con una o due avversarie veloci, parte sfavorita. La soluzione è chiara e brutale: un attacco solitario, deciso, senza voltarsi. Anticipare, forzare, spingere un rapporto lungo e non lasciare spazio al rientro. Nelle Ardenne potrebbe sfruttare meglio la sua progressione in salita, ma tra Sanremo e Fiandre deve evitare qualsiasi arrivo in volata ristretta.
Infine Lidl-Trek, squadra che solo due stagioni fa metteva in difficoltà chiunque. Oggi manca continuità. Balsamo fuori dai giochi all’Omloop, Van Anrooij lontana dal gruppo di testa alla Strade, nessun acuto al Binda. Fleur Moors si muove con coraggio, ma serve un riferimento chiaro, una gerarchia definita quando il ritmo sale e la corsa esplode. Le qualità non mancano; serve ritrovare il tempismo nello scatto e la lucidità nella gestione degli ultimi chilometri.
Milano-Sanremo e le Classiche del Nord non perdonano. Chi sbaglia posizione paga, chi esita sullo scatto resta chiuso. La strada ora chiede verità. E nel gruppo, quando la corsa si accende, non c’è spazio per le mezze misure.
Francesco
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