Pauliena Rooijakkers non gira attorno alle parole. “Non vinco le corse, e loro sì”. Detto così, secco. Olandese, 32 anni, terza al Tour de France Femmes 2024, una carriera costruita sulla solidità più che sugli allori. Una di quelle atlete che in gruppo vedi sempre davanti quando la strada sale, quando le tappe si allungano, quando il passo diventa selettivo. Ma che alzare le braccia al cielo lo ha fatto solo due volte in quattordici anni da professionista.
Top ten, top five, piazzamenti pesanti nei tre Grandi Giri, con maglie importanti sulle spalle: CCC-Liv, Canyon-SRAM, Fenix-Deceuninck. Ora UAE Team ADQ. Una squadra in forte ascesa, con un riferimento tecnico e agonistico chiarissimo: Elisa Longo Borghini. E Rooijakkers sa bene quale sarà il suo ruolo, almeno in prima battuta.
“Il mio compito principale sarà lavorare per Elisa”. Tradotto dal linguaggio dei comunicati a quello della strada: stare davanti quando il ritmo si impenna, farsi sentire sulle salite lunghe, coprire, proteggere, sacrificarsi. Lavoro da gregaria di lusso, che lei accetta senza esitazioni. Sa cosa vuol dire essere leader, sa cosa vuol dire stare al servizio. L’ha fatto in Nazionale, l’ha fatto per Marianne Vos, lo ha fatto per Demi Vollering. E lo rifarà.
Ma non è un trasferimento di fine carriera. Rooijakkers arriva alla UAE con un’ambizione chiara: trasformare la continuità in risultati veri. Ogni tanto, avere spazio per giocarsi le proprie carte. Non a caso la squadra l’ha scelta per le sue doti nelle corse a tappe lunghe e dure, quelle dove il passo conta più dello scatto secco e dove la testa pesa quanto le gambe.
Il punto di svolta rimane il Tour de France Femmes 2024. Alpe d’Huez, salita vera, ritmo alto, Vollering all’attacco per ribaltare la generale. Rooijakkers si incolla alla ruota, sale del suo passo e alla fine è terza assoluta. Un risultato che sorprende molti, ma non chi la vede lavorare ogni giorno. Due quarti posti al Giro nel 2024 e 2025 confermano che non è un exploit isolato.
Alla UAE il lavoro sarà di rifinitura. Migliorare l’esplosività in salita, trovare qualcosa in più nei rilanci quando la pendenza varia, crescere a cronometro. Qui entra in gioco la struttura: assetti curati, posizione in sella ottimizzata, lavoro aerodinamico mirato sulla bici da crono. Dettagli che, in una classifica generale, valgono minuti.
Con lei ritrova anche Michel Cornelisse, direttore sportivo che la segue da anni. Continuità tecnica e fiducia: elementi che nel ciclismo femminile, sempre più competitivo, fanno la differenza quanto un rapporto agile ben scelto in salita.
Rooijakkers guarda al futuro senza nostalgia. Il podio del Tour è lì, ma non la distrae. Sa cosa ha fatto per arrivarci, sa quanto ha pagato ogni singolo metro di strada. Ora vuole capire fino a dove può spingersi. Sempre con quella franchezza ruvida che la rende credibile. In gruppo, e fuori.
Francesco.
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