Jasper Philipsen si prende la Nokere Koerse 2026 con la legge del più veloce e del più freddo. Prima vittoria stagionale, arrivata nel modo più crudele per chi era davanti: Alec Segaert ripreso a pochi metri dal traguardo, dopo una cavalcata che aveva fatto tremare il gruppo.
La corsa, 186,4 chilometri da Deinze a Nokere, non tradisce la sua natura: nervosa, spezzata, con il circuito finale e l’ascesa alternativa del Nokereberg che scava le gambe. Davanti si forma una fuga a quattro – Taminiaux, Christian, Harteel e Killy – che arriva a sfiorare i quattro minuti. Il gruppo controlla, accelera a ondate, poi rallenta. Classico copione fiammingo.
A 46 chilometri dall’arrivo una caduta spezza il ritmo del gruppo e coinvolge anche Pascal Ackermann. È il segnale che la corsa sta per cambiare faccia: XDS-Astana e Soudal-QuickStep aumentano l’andatura verso il Lange Ast, il vantaggio dei battistrada si dimezza. Altri scatti, altre cadute sul Nokereberg. Il gruppo si allunga, si ricompatta, poi torna a respirare.
Quando l’ultima fuga rientra, a 21 chilometri dall’arrivo, Philipsen è all’ammiraglia per cambiare una scarpa dopo una giornata complicata. Tra cadute e imprevisti, il belga ha dovuto rincorrere più volte. Ma nel ciclismo non conta solo la gamba: conta come arrivi agli ultimi mille metri.
A 14 chilometri dal traguardo Alec Segaert sceglie il momento giusto. Attacca tra curve e tratti tecnici prima dei ciottoli di Doorn. Spinge forte, sfrutta il vento a favore e apre un margine che sfiora i 30 secondi a 7 chilometri dall’arrivo. È un passista potente, uno che a cronometro sa fare male. Per lunghi minuti il gruppo sembra sottovalutare il pericolo: l’inseguimento resta sulle spalle di pochi.
Dentro gli ultimi 3 chilometri il vento cambia faccia. Segaert si trova controvento e il vantaggio scende a 20 secondi. Red Bull-Bora-Hansgrohe richiama Vermeersch, Soudal-QuickStep inizia a collaborare solo sotto la flamme rouge. È una caccia al centimetro.
Sull’ultimo strappo verso il traguardo Segaert ha ancora qualche metro. Ma il suo colpo di pedale perde brillantezza. Philipsen, intanto, fa la cosa che distingue un velocista esperto: resta coperto. Si piazza in scia a Juan Sebastián Molano, aspetta che la strada salga e che gli altri scoprano il vento. Quando lancia lo sprint, lo fa con decisione, passando prima il colombiano e poi un Segaert ormai in riserva.
È una volata in leggera ascesa, di potenza pura. Qui contano rapporto lungo, cadenza controllata, capacità di rilanciare fuori sella senza scomporsi. Philipsen apre per primo, tiene la linea e guadagna una bici piena su Jordi Meeus, bravo a rimontare per il secondo posto. Molano chiude terzo.
Per il belga dell’Alpecin-Premier Tech è una liberazione. Non vinceva dall’inizio dell’anno e il suo 2026 finora aveva portato più frustrazione che risultati. A Nokere ritrova tempismo e fiducia, due qualità che in primavera fanno la differenza.
Segaert resta con l’amaro in bocca. Ha attaccato con coraggio, ha letto il momento, ha quasi beffato il gruppo. Ma su quel rettilineo in salita, con il vento contrario e i velocisti lanciati, serviva un margine più ampio. Nel ciclismo, pochi metri possono pesare come una stagione.
Francesco
20
