Sei settimane fa era sull’asfalto della Volta a la Comunitat Valenciana con la clavicola destra spezzata e il polso sinistro fratturato. I medici parlavano di 10-12 settimane prima di rivederlo in gruppo. Oggi Mads Pedersen si presenta al via della Milano-Sanremo con il numero sulla schiena e lo sguardo di chi non vuole fare la comparsa.
Il danese della Lidl-Trek torna in gara nella Classicissima, 298 chilometri da Pavia a Sanremo, dopo un recupero che in squadra hanno definito “irreale”. La decisione è arrivata in settimana, complice anche il forfait per malattia di Jonathan Milan che ha liberato un posto nella selezione. Pedersen non si nasconde: vuole correre, vuole sentire di nuovo il ritmo del gruppo compatto, vuole misurarsi nel finale.
“Non ho nulla da perdere”, ha detto alla presentazione. È la frase chiave. Quando rientri dopo un infortunio così, la testa pesa più delle gambe. La clavicola operata con placca è una riparazione “semplice”, come spiegano spesso i corridori: stabilizzi l’osso, aspetti che consolidi e puoi tornare a spingere. Il polso, invece, è un’altra storia. Per uno che deve lottare per la posizione in testa della corsa tra Cipressa e Poggio, la stabilità delle mani sul manubrio è tutto. Devi assorbire le vibrazioni, frenare tardi, rilanciare in uscita di curva senza esitazioni.
Pedersen ha lavorato sodo in riabilitazione. Il medico del team è stato severo sui movimenti del polso: prima la sicurezza in sella, poi la strada. Solo quando ha dimostrato di poter guidare la bici senza rischi è tornato ad allenarsi all’aperto. Ha completato un lungo ritiro a Maiorca e oggi dichiara di non avere dolore. Questo, per un corridore che deve affrontare quasi sette ore di gara, cambia tutto.
Chi conosce la Sanremo sa che non perdona l’improvvisazione. Serve fondo, capacità di restare coperti in scia per 250 chilometri e poi lucidità per scegliere il momento giusto. Pedersen qui ha già fatto sesto, sesto, quarto e settimo. Numeri che raccontano una confidenza reale con la corsa. In condizioni normali sarebbe tra i favoriti accanto a Mathieu van der Poel e Tadej Pogačar. Oggi la domanda è semplice: quanta brillantezza ha dopo settimane senza ritmo gara?
Lui stesso ammette che sentirà la mancanza della competizione. Allenamento e gara sono mondi diversi. In gruppo devi rispondere agli scatti, chiudere i buchi, lottare per la ruota giusta quando la strada si stringe. Se arrivi alla Cipressa un filo fuori posizione, paghi pegno. Se sul Poggio ti trovi un rapporto troppo duro e vai fuorigiri, la corsa scappa.
La Lidl-Trek, nonostante l’assenza di Milan, porta una formazione solida: Søren Kragh Andersen, Mathias Norsgaard, Andrea Bagioli, Giulio Ciccone, Matteo Sobrero e Mathias Vacek. Uomini capaci di tenerlo al coperto, di portarlo davanti prima dei capi decisivi, di giocarsi più carte se la corsa esplode.
Pedersen parla di sorpresa. Quando era a terra sei settimane fa non immaginava di essere qui oggi. Il piano iniziale era rientrare al Fiandre, due settimane più tardi. Anticipare così significa che la condizione di base è rimasta, che il motore non si è spento del tutto.
Alla Sanremo non serve solo potenza: serve coraggio. E lui, con “nulla da perdere”, potrebbe ritrovarsi là davanti quando conta. Se riuscirà a entrare nel finale con i migliori, allora questa non sarà solo una storia di recupero veloce, ma l’ennesima dimostrazione di quanto la testa guidi le gambe.
Francesco
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