Mads Pedersen rimette il numero sulla schiena alla Milano-Sanremo. E già questa è una notizia che pesa. Perché appena poche settimane fa il danese era a terra alla Volta a la Comunitat Valenciana, primo giorno di gara del 2026, con una frattura alla clavicola destra e una al polso sinistro. Operazione chirurgica, prognosi lunga, dodici settimane ipotizzate dai medici. Un conto che sembrava escluderlo dal primo Monumento della stagione.
Invece no. Lidl-Trek ha sciolto le riserve a ridosso della Classicissima: Pedersen sarà al via. Una decisione che arriva appena tre giorni dopo che la squadra aveva praticamente escluso la sua presenza. Nel frattempo, un’altra tegola: Jonathan Milan fermato da una malattia. A maggior ragione, avere Pedersen in testa della corsa cambia equilibri e ambizioni.
Il punto non è solo il rientro. È come ci arriva. Dopo l’intervento, Pedersen è salito quasi subito sui rulli. Lavoro controllato, carichi minimi, ma continuità. Entro tre settimane era già in ritiro a Maiorca con la squadra. La chiave è stata la gestione del polso: mobilizzare troppo presto significa rischiare di compromettere la guarigione; bloccarlo troppo a lungo porta a perdere ampiezza di movimento, con settimane extra per recuperare sensibilità e forza nella presa sul manubrio.
Il responsabile medico del team, il dottor Jens Hinder, ha spiegato la strategia: carico graduale e controllato, prima sui rulli, poi su una bici gravel con manubrio adattato, sempre entro parametri rigidi per non stressare il sito della frattura. Una progressione studiata al millimetro. I controlli medici hanno dato il via libera: può correre.
Pedersen, dal canto suo, ha voluto numeri. Non parole, numeri. Allenamenti duri negli ultimi giorni, dati alla mano per capire se potesse reggere quasi 300 chilometri con Cipressa e Poggio lanciati a tutta. Se in salita ti manca la stabilità sul manubrio o la forza per tirare in volata, la Sanremo ti presenta il conto senza pietà. Le sue sensazioni, evidentemente, sono state convincenti.
La Classicissima non è mai una corsa banale per lui. Quattro partecipazioni, quattro piazzamenti in top 10. Significa che sa stare coperto nel gruppo compatto, che legge i ventagli sul mare e che sul Poggio riesce a tenere quando i migliori fanno il forcing. La sua è una potenza resistente, capace di rilanciare dopo ogni scatto e di reggere uno sprint dopo sei ore di gara. Con un rientro così rapido, la domanda vera non è se sia al 100%, ma quanto margine abbia quando la corsa esplode.
Lo stesso Pedersen ha parlato di “buon punto di partenza” in vista delle Classiche del Nord. E questo spiega tutto. La Milano-Sanremo diventa banco di prova: ritmo gara, posizionamento, gestione dello sforzo. Nessun allenamento replica l’intensità di una testa della corsa che si gioca il Monumento sull’ultimo scollinamento.
Tornare così presto dopo una doppia frattura richiede testa, disciplina e uno staff che non sbaglia i tempi. Adesso la parola passa all’asfalto. Perché a Sanremo non basta essere pronti a correre: bisogna essere pronti a soffrire. E Pedersen, quando la corsa si accende, non si è mai tirato indietro.
Francesco
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