Otto maglie iridate nel ciclocross non sono un numero qualunque. Sono un confine, una linea sull’asfalto umido dell’inverno che Mathieu van der Poel ha appena superato a Hulst, dominando ancora una volta il mondiale élite e riscrivendo il record assoluto. Da domenica sera, però, la domanda corre più veloce di qualsiasi scatto sul fango o sull’erba: basta così oppure no?
I fatti sono chiari. Van der Poel ha centrato l’ottavo titolo mondiale, staccando tutti nella storia della disciplina. A caldo non ha annunciato nulla, ma non ha nemmeno spento le voci. Anzi. Quelle parole dette nelle settimane precedenti – “forse non è una cattiva idea saltare un inverno” – ora pesano come un cambio rapporto prima dell’ultimo giro. Non è un addio dichiarato, ma nemmeno una promessa di continuità.
Il paragone con altri fuoriclasse chiarisce la portata del momento. Nemmeno Tadej Pogačar, pur dominatore assoluto su strada, si trova oggi in una posizione simile rispetto ai massimi obiettivi della sua disciplina. Van der Poel, nel ciclocross, li ha presi tutti. È naturale che la motivazione venga analizzata al microscopio da media olandesi e belgi, che da giorni scandagliano ogni possibile chiave di lettura.
Le ipotesi sul tavolo non mancano. C’è Hoogerheide 2028, mondiale di casa e su un tracciato legato a doppio filo alla famiglia Van der Poel, organizzato dal padre Adrie. C’è il richiamo dei numeri tondi: dieci titoli suonano meglio di otto, e lo ha detto scherzando anche il CT olandese Gerben De Knegt. C’è il lato “collezionista”, con alcune gare mai vinte – come il Kermiscross di Ardooie – che stuzzicano chi ama completare l’opera.
Poi c’è il fattore economico, spesso tirato in ballo ma mai decisivo per chi corre soprattutto per istinto. Secondo i calcoli del quotidiano Nieuwsblad, Van der Poel avrebbe incassato circa 78.500 euro dalla stagione di ciclocross, considerando premi di Coppa del Mondo e altri circuiti, senza includere i gettoni di partenza. Cifre concrete, ma lontane dall’essere il vero motore delle sue scelte.
La chiave resta una sola: il piacere di correre. Basta guardare a Benidorm, una partecipazione decisa all’ultimo momento, quasi irresistibile. Segnali che contano più di mille analisi. De Knegt è stato netto: Van der Poel ha sempre detto di voler smettere al massimo della forma. Oggi, a 31 anni, non c’è traccia di calo. Anzi, “irradia salute”, parole sue.
Il ciclocross non sembra averlo stancato. Semmai continua a provocarlo, a chiamarlo quando l’odore del fango e il ritmo spezzato riaccendono qualcosa che va oltre il palmarès. Otto titoli sono un traguardo enorme. La sensazione, però, è che la strada d’inverno non sia ancora del tutto sbarrata. La risposta, come spesso accade con i grandi campioni, arriverà non da una conferenza stampa ma da una griglia di partenza.
Francesco.
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