La Gent-Wevelgem cambia pelle, ma non anima. Nel 2026 la corsa si presenterà con il nome completo di “In Flanders Fields – From Middelkerke to Wevelgem”, a sottolineare un dettaglio tutt’altro che formale: la partenza si sposta sulla costa belga, a Middelkerke, mentre l’arrivo resta fissato sulla Vanackerestraat di Wevelgem. Un accordo già blindato: Middelkerke ospiterà lo старт per i prossimi dieci anni, Wevelgem confermata almeno fino al 2031. Tradizione e futuro che marciano nella stessa direzione.
Il 29 marzo il gruppo affronterà 240,8 chilometri. Non una passeggiata sul Mare del Nord. Dopo il via, la corsa punterà verso Veurne e attraverserà i Moeren, strade esposte dove il vento può sfilacciare il gruppo compatto in un attimo. Qui serve posizione, serve squadra. Stare nelle prime venti ruote significa risparmiare energie e restare fuori dai ventagli che possono tagliare fuori anche il capitano più atteso.
Superata la prima fase pianeggiante, il tracciato entra nell’Heuvelland e la gara cambia ritmo. A 105,8 chilometri dall’arrivo si scala lo Scherpenberg: è il primo segnale che le ostilità sono aperte. Non è un muro impossibile, ma dopo oltre 130 chilometri nelle gambe comincia a pesare. La corsa si tende, i gregari forti prendono in mano la testa della corsa e chi non ha gamba rischia di saltare.
Seguono Baneberg (97 km all’arrivo) e Monteberg (91,1 km all’arrivo), salite che preparano il terreno al primo passaggio sul Kemmelberg, versante Belvedère, a 89,3 chilometri dal traguardo. Il Kemmelberg non perdona. Pavé irregolare, pendenze secche: qui conta la potenza ma anche la guida. Se perdi slancio sul pavé, il rilancio diventa una coltellata nelle cosce.
Il cuore tattico della corsa sta però nel circuito finale. Monteberg e Kemmelberg tornano in rapida sequenza a 58,8 e 57 chilometri dall’arrivo. Poi ancora Scherpenberg (49,5 km), Baneberg (40,7 km) e l’ultimo, decisivo Kemmelberg – questa volta dal lato Ossuaire – a 35,5 chilometri dal traguardo. È l’ultima asperità segnata, l’ultimo punto dove un uomo solo può fare la differenza prima dei lunghi rettilinei verso Wevelgem.
Dopo l’ultimo scollinamento, la corsa non è finita. Mancano oltre trenta chilometri: terreno perfetto per l’inseguimento organizzato o per un accordo tra pochi davanti. Se c’è collaborazione, il drappello può arrivare fino in fondo. Se dietro si organizza un gruppo compatto con cambi regolari, la volata resta lo scenario più probabile. Gent-Wevelgem è sempre stata terra di velocisti resistenti, capaci di sopravvivere ai muri e poi sprigionare potenza pura negli ultimi 200 metri.
Non vanno dimenticati i Plugstreets, i tratti in sterrato che punteggiano il percorso, e i numerosi monumenti della Prima Guerra Mondiale che definiscono l’identità della corsa. Qui non si corre soltanto contro gli avversari, ma dentro la storia. Polvere, vento, pavé: elementi che richiedono assetto stabile, pressione gomme calibrata e nervi saldi.
Il tracciato 2026 non stravolge la natura della Gent-Wevelgem, ma la rafforza. È una corsa di resistenza e posizionamento, di potenza e lettura tattica. Chi vorrà alzare le braccia a Wevelgem dovrà saper restare coperto nei ventagli, attaccare sul Kemmelberg con decisione e, se serve, avere ancora lo spunto per chiudere una volata dopo 240 chilometri di battaglia fiamminga.
Francesco
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