Felt prova a rientrare nella partita vera con la Nexar, un’aero completamente riprogettata che manda in pensione la vecchia AR dopo sei stagioni. Nuova proprietà, nuova visione, nuovo telaio. E quando si parla di bici aero oggi, non bastano le linee filanti: servono numeri.
La Nexar cambia faccia davanti e dietro. Cockpit monoscocca con integrazione totale dei cavi, tubo sella che abbraccia la ruota posteriore, profili tronchi (kamm-tail) più snelli rispetto al passato. Sparisce l’architettura centrale del reggisella orientata al comfort, si cerca più pulizia aerodinamica. Il piantone è molto verticale: consente di avanzare parecchio la sella e spingere la posizione in assetto aggressivo, quasi da cronometro. Una scelta che parla chiaro: caricare l’anteriore, chiudere l’angolo busto-braccia e ridurre la superficie frontale.
In galleria del vento, a Silverstone, la Nexar è stata messa sotto torchio con un protocollo comparativo ormai rodato: test a 40 km/h, sette angoli di imbardata da -15° a +15°, configurazione solo telaio, telaio con corridore e prova con ruote standardizzate ENVE 4.5. Bici di riferimento? Una Trek Emonda ALR del 2015 con freni a pattino ed esterni: l’anti-aero per eccellenza. Così si misura il delta reale.
Partiamo dal dato che fa brillare gli occhi: nel test “bike-only” la Nexar fa segnare un risparmio di 36,59 watt rispetto alla Trek. È la migliore tra le bici del lotto più recente e si piazza nel primo quarto della classifica complessiva. Solo 3,69 watt la separano dalla Factor One. Numeri che, a 40 all’ora, in una fuga a due o in un ventaglio lanciato, significano metri guadagnati a ogni rilancio.
Ma la strada non si percorre senza gambe. Quando si aggiunge il corridore, lo scenario cambia. Il vantaggio scende a 20,21 watt rispetto alla Emonda e la Nexar si accomoda nel terzo inferiore della graduatoria. Dista 7,36 watt dalla Cervélo S5 2025. Tradotto: resta dentro al gruppo delle buone aero, quelle che viaggiano attorno ai 20 watt di guadagno, ma non detta il ritmo. In quel cluster basta un watt per saltare cinque posizioni, ma resta il fatto che con l’uomo sopra perde parte dello smalto visto a telaio nudo.
Perché? L’aerodinamica reale è sporca, turbolenta. Le gambe che spingono alterano i flussi, soprattutto nella zona posteriore. Alcuni telai lavorano molto sul controllo dell’aria in uscita; la Nexar sembra più efficace nel “pulire” l’anteriore che nel gestire ciò che accade dietro al movimento centrale.
Capitolo ruote: montava Vision Metron 60 RS. Sostituendole con le ENVE 4.5 (28 mm), la resistenza aumenta di 2,79 watt. Profili più profondi e integrazione telaio-ruota contano. Qui la Nexar rende meglio come pacchetto completo che come solo frameset con ruota standard.
Morale? Felt non rientra con un colpo da KO, ma con una bici solida, moderna, capace di stare nella testa della corsa senza sfigurare. Non è la più veloce del lotto in assetto reale, però è dentro la mischia, e in una volata di gruppo la differenza la fanno ancora le gambe e la capacità di restare coperti, sia in scia che nelle scelte tattiche.
Aspettiamo il verdetto dell’asfalto per capire come rilancia in salita e quanto è rigida sotto coppia. Per ora i numeri dicono questo: la Nexar c’è, ma per tornare assoluta protagonista serve ancora uno scatto in più.
Francesco
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