Jonathan Milan chiude la Tirreno-Adriatico come sa fare lui: testa bassa, treno imperfetto ma motore enorme, volata lunga e cattiva. A San Benedetto del Tronto è il più veloce per il terzo anno consecutivo e mette il sigillo su una settimana durissima, mentre Isaac Del Toro controlla, cade nel finale ma, protetto dalla regola dei 3 chilometri, alza le braccia in blu: la Classifica Generale è sua.
La settima tappa, 142 chilometri nervosi dopo sei giorni selettivi, non è stata la classica passerella per velocisti. Sul Ripatransone – 9 km al 5% – Mathieu van der Poel accende la miccia. Si mette davanti e martella, ritmo fuori soglia che sgrana il gruppo compatto. Philipsen perde contatto, De Lie e Milan soffrono, Van Aert rientra con mestiere. Davanti restano una trentina di corridori: Del Toro è incollato, Pellizzari pure. È ciclismo vero, quello in cui la posizione in sella conta quanto le gambe e rimanere in scia è questione di centimetri.
Scollinato il GPM, si vola verso il circuito finale. La media dopo due ore è oltre i 45 all’ora: segno che nessuno regala niente. Ineos e Visma tengono alta la pressione, Jan Christen lavora per Del Toro per chiudere il buco. Poi arriva lo sprint intermedio che cambia il podio: Jorgenson prende 3” di abbuono, salta Pellizzari e si prende il secondo posto provvisorio. L’italiano prova uno scatto d’orgoglio, ma il gruppo richiude subito.
Nel finale è il solito braccio di ferro tra treni. Visma-Lease a Bike, Decathlon-CMA CGM, Ineos, UAE: ognuno difende il proprio uomo. A 7 km Jonas Abrahamsen sorprende tutti. Parte deciso, prende dieci secondi e per qualche chilometro fa tremare le ammiraglie. È l’azione giusta nel momento giusto: circuito tecnico, ritmo che si spezza. Ma quando Ganna entra in testa sotto la flamme rouge, la differenza di potenza è evidente. Il norvegese viene ripreso ai 400 metri.
Ai 3 km una caduta coinvolge Philipsen e altri uomini veloci. Del Toro finisce a terra, ma si rialza e conclude senza perdere tempo utile. Davanti, Milan lancia la volata con progressione violenta. Non è un’esplosione da 150 metri: è una progressione da pistard, sviluppo metrico lungo e cadenza che cresce, Welsford prova a tenergli la ruota, Laurenz Rex sbuca per il podio. Ordine d’arrivo: Milan, Welsford, Rex. Tutti allo stesso tempo, ma la ruota del friulano è davanti.
In classifica generale Del Toro chiude in 28h02’14”: 40” su Jorgenson, 42” su Pellizzari, poi Johannessen e Roglič oltre il minuto. Il messicano è il primo nella storia a vincere la Corsa dei Due Mari. Non solo: porta a casa anche la maglia a punti e quella bianca. Completa il quadro la verde di Diego Pablo Sevilla.
È stata una Tirreno viva, combattuta ogni giorno: Ganna a cronometro, Van der Poel padrone sugli strappi, Del Toro lucido nel momento chiave di Camerino e solido quando il gruppo si è spezzato. La differenza? Sangue freddo e capacità di leggere la corsa. Quando gli altri sono andati fuorigiri, lui è rimasto coperto, ha risposto agli scatti giusti e ha colpito quando serviva.
San Benedetto celebra lo sprinter di casa, ma la settimana parla messicano. E il messaggio è chiaro: Del Toro non è più una promessa, è un uomo da corse a tappe.
Francesco
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