Paul Magnier è al Tirreno-Adriatico con i velocisti puri, ma la sua primavera non si decide sul lungomare di San Benedetto del Tronto. Il francese della Soudal-QuickStep guarda più lontano, verso il pavé fiammingo. Milano-Sanremo sarà un passaggio obbligato, non il bersaglio.
Il 2026 di Magnier è partito forte: due successi e maglia a punti alla Volta ao Algarve. Velocità, continuità di rendimento, presenza costante nella testa della corsa. Anche alla Tirreno ha mostrato gamba: quarto posto nella terza tappa vinta da Tobias Lund Andresen, in una volata dove ha dovuto costruirsi lo sprint quasi da solo, perdendo i compagni negli ultimi chilometri. Quando parti lungo e senza treno, spendi watt fuori ritmo e paghi in velocità massima. In uno sprint WorldTour, significa passare da giocarti la vittoria a lottare per il podio.
Il suo direttore sportivo Wilfred Peeters è stato chiaro: a Sanremo non parte da favorito. La Classicissima è la corsa più lunga del calendario, quasi 300 chilometri che logorano le gambe e chiedono testa fredda. Sulla Cipressa, negli ultimi due anni, Pogacar e Van der Poel hanno fatto saltare il banco con accelerazioni violente, trasformando la corsa in un terreno per finisseur esplosivi più che per velocisti tradizionali. Senza esperienza, restare agganciato a quei cambi di ritmo è un’impresa.
Per Magnier, quindi, Milano-Sanremo servirà a fare chilometri veri, a capire come si entra nel Poggio davanti, come si gestisce la posizione quando il gruppo compatto si trasforma in una battaglia per ogni metro d’asfalto. Esperienza pura. Perché l’obiettivo dichiarato è un altro: le Classiche del Nord.
Gent-Wevelgem, Dwars door Vlaanderen, Giro delle Fiandre. Qui si misura la stoffa. Qui servono potenza resistente, capacità di rilancio sui tratti in pavé, sangue freddo quando la corsa si spezza in ventagli o in una selezione violenta sul muro di turno. Magnier ha già assaggiato il pavé all’Opening Weekend: undicesimo all’Omloop Het Nieuwsblad, poi attardato a Kuurne-Bruxelles-Kuurne. In entrambi i casi, forature nei momenti chiave. Sul pavé non puoi permetterti di restare fermo ad aspettare l’ammiraglia: perdi il treno buono e la corsa scappa via.
La Soudal-QuickStep sta ricostruendo il suo “blocco fiammingo”. Peeters parla di un Wolfpack che sta ritrovando identità. L’ingaggio di uomini esperti come Dylan van Baarle e Jasper Stuyven va in questa direzione: condividere chilometri, lettura della corsa, scelte di rapporti nei tratti più duri, gestione dello sforzo quando la velocità cala ma la tensione sale. Tre uomini, un’idea comune: riportare la squadra a lottare per una grande Classica.
Nel frattempo, alla Tirreno, Magnier continua a lavorare. C’è ancora una volata a disposizione e vincere prima delle Classiche cambierebbe l’inerzia mentale. La condizione c’è, ma come ha ammesso Peeters, nello sprint della terza tappa sono mancati posizionamento e tempismo. Nel ciclismo moderno, la differenza sta nei dettagli: una ruota persa, un attimo di esitazione, un rapporto scalato mezzo secondo troppo tardi.
Magnier non corre per fare numero alla Sanremo. Corre per costruire. E se il pavé di Fiandre lo aspetta come terreno di conquista, ogni chilometro fatto ora è un mattone in più nella sua crescita. La primavera è lunga. E nelle Classiche, conta arrivarci con motore e testa allineati.
Francesco
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