Elisa Longo Borghini torna alla Milano-Sanremo Women con un conto aperto e le idee chiarissime. Dodici mesi fa aveva acceso il Poggio con uno scatto secco, di quelli che piegano le gambe e costringono il gruppo a inseguire a tutta. È stata ripresa nell’ultimo chilometro verso Via Roma, poi la volata ristretta ha premiato Lorena Wiebes. Stavolta, però, l’azzurra non aspetterà necessariamente l’ultima salita.
La sensazione nel gruppo è una sola: la corsa può esplodere prima, sulla Cipressa. Più lunga, più pedalabile, ma anche più logorante del Poggio, la salita precedente al finale è il terreno ideale per chi vuole fare selezione vera. Non uno scatto da 30 secondi, ma uno sforzo da diversi minuti, di quelli che portano fuori giri le ruote veloci e obbligano le squadre a scoprirsi. Longo Borghini lo sa e lo dice senza giri di parole: la Sanremo potrebbe essere “ancora più imprevedibile” rispetto alla prima edizione del 2025.
L’anno scorso si è corso d’istinto. Nessun riferimento, nessuna tradizione tattica codificata. Ora c’è un precedente, e dall’esperienza nascono coraggio e ambizione. Se il ritmo sulla Cipressa diventa violento, con accelerazioni ripetute e squadra compatta in testa a fare l’andatura, la corsa può spezzarsi definitivamente prima ancora del Poggio. In quel caso non si parla più di sprint di gruppo ridotto, ma di azioni da finisseur, da atleta capace di tenere 2-5 minuti ad altissima intensità e poi rilanciare in cresta.
La condizione dell’italiana parla chiaro. Ha aperto la stagione vincendo per la terza volta l’UAE Tour, segnale di solidità e fondo già costruito. Alla Strade Bianche ha chiuso quarta, mostrando brillantezza sulle accelerazioni secche tra le crete. Al Trofeo Alfredo Binda ha lavorato per la squadra, chiudendo nel gruppo alle spalle delle migliori mentre la compagna Karlijn Swinkels conquistava la vittoria. Un dettaglio che pesa: saper sacrificarsi a marzo e trovare comunque ritmo gara è il modo migliore per arrivare pronta a una Classica di 156 chilometri dove ogni rilancio conta.
Ma il vero punto di forza è la UAE Team ADQ. Le direttive sono chiare: correre unite e fare la differenza con il collettivo. Eleonora Gasparrini e Silvia Persico rappresentano alternative credibili. Questo significa libertà tattica. Se una si muove sulla Cipressa, le altre possono restare coperte nel gruppo compatto, obbligando le rivali a inseguire senza punti di riferimento. E in una corsa come la Sanremo, dove il vento lungo la costa può rimescolare tutto, avere più carte da giocare cambia l’inerzia della gara.
Longo Borghini è diretta: “Sarò pronta a lottare”. Non è una frase di circostanza. È la dichiarazione di chi conosce il peso di uno scatto fatto al momento giusto e il prezzo di un’esitazione. Se la Cipressa diventerà il trampolino per un’azione da lontano, vedremo subito chi ha davvero gambe e squadra. Altrimenti sarà ancora Poggio, ancora ultimi tre chilometri lanciati a tutta, ancora caccia aperta fino allo striscione.
Una cosa è certa: quest’anno nessuno aspetterà passivamente. E quando la testa della corsa imboccherà la Cipressa, lì si capirà se sarà volata o battaglia fino all’ultimo metro.
Francesco
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