Alle 14:55, in pieno giorno, su una tranquilla strada residenziale di Putney, a sud-ovest di Londra, due uomini in passamontagna hanno trasformato un normale pomeriggio in un assalto in piena regola. Obiettivo: le bici da gara del team britannico Jakroo Handsling Racing, fissate al portapacchi sul tetto dell’auto del team manager.
Non si è trattato di un furto notturno, rapido e silenzioso. Qui c’è stata azione, violenza e sangue freddo. Uno dei due individui è salito sull’auto e ha strappato letteralmente le bici in carbonio rosso dal supporto bloccato. L’altro attendeva su un ciclomotore, pronto alla fuga. Una delle bici è stata portata via; una seconda è rimasta distrutta, penzolante dal veicolo dopo l’assalto.
Un residente ha ripreso parte della scena: si vedono i due uomini, vestiti di nero e con casco, allontanarsi sul motorino con la bici in mano. Secondo quanto riportato dal team sui social, durante l’episodio ci sarebbe stato anche un confronto con un membro della dirigenza. Uno dei sospetti avrebbe estratto un grosso coltello, minacciandolo fuori dall’inquadratura. Un dettaglio che cambia il peso specifico dell’accaduto: non più semplice furto aggravato, ma rapina violenta.
Il team ha reso pubblico anche il numero di targa del motorino – PK24 EXD – e ha informato immediatamente la Metropolitan Police. L’obiettivo è duplice: facilitare l’individuazione dei responsabili e accendere i riflettori su un fenomeno che a Londra sta assumendo contorni sempre più organizzati e spregiudicati.
Chi vive il ciclismo sa cosa significa perdere una bici da gara. Non è solo un mezzo. È uno strumento di lavoro costruito al millimetro sull’atleta: misure personalizzate, assetto definito al laser, componenti scelti per reggere uno scatto secco o un rilancio in uscita di curva. Quando una bici viene strappata via così, si perde tempo, preparazione, equilibrio. E nel calendario fitto di gare nazionali e appuntamenti UCI, ogni dettaglio pesa.
Jakroo Handsling Racing, squadra di sviluppo britannica, quest’anno ha ampliato il proprio organico a dieci corridori con ambizioni internazionali. Parte del team ha corso il The Peaks 2 Day nel fine settimana successivo, con Oliver Dawson sesto nella generale. Non è stato chiarito se le bici coinvolte nella rapina abbiano inciso sulla partecipazione o sulla logistica della corsa, disputata a oltre 250 chilometri dal luogo dell’assalto.
Il caso si inserisce in un quadro più ampio. I furti di bici nel ciclismo professionistico non sono una novità, ma il livello di audacia preoccupa. Al Tour de France dello scorso anno undici biciclette sono state sottratte dal camion della Cofidis prima della seconda tappa. Alla Vuelta a España, diciotto mezzi della Visma-Lease a Bike sono spariti nella notte prima della terza frazione. Episodi gravi, ma consumati al buio. Qui invece si agisce alla luce del sole, davanti a testimoni.
Il messaggio lanciato dal team è chiaro: condividere, segnalare, non abbassare la guardia. Perché quando la criminalità prende di mira chi pedala – amatori o professionisti – non colpisce solo un telaio in carbonio. Colpisce la passione, il sacrificio, le ore passate a spingere rapporti duri sotto la pioggia per inseguire un sogno.
E questo, nel nostro mondo, è un limite che non si dovrebbe mai superare.
Francesco
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