A Abu Dhabi, sul rettilineo infinito che porta al Breakwater, il copione è sempre lo stesso: gruppo compatto, treni che si organizzano e Lorena Wiebes che chiude i conti allo scatto finale. Ma nella terza tappa dell’UAE Tour Women qualcosa si è mosso prima, ben lontano dallo sprint. Nina Berton, 24 anni, EF Education-Oatly, ha acceso la corsa con un attacco solitario a oltre 40 chilometri dall’arrivo. Un gesto chiaro, quasi obbligato, contro un’atleta che negli ultimi due anni sembra imbattibile quando si arriva in volata.
Berton non cercava gloria personale fine a sé stessa. Cercava una soluzione tattica. Sul ponte di Umm Yifeenah, sfruttando il vento laterale, ha rotto l’inerzia del gruppo. Prima un allungo, poi un secondo attacco deciso quando la fuga iniziale era stata annullata. Da lì in avanti, testa bassa e rapporto lungo, senza guardarsi troppo alle spalle. L’idea era semplice: anticipare lo sprint, togliere Wiebes dalla partita. L’esecuzione, però, è stata un’altra storia.
La lussemburghese sperava compagnia e margine. Non è arrivato né l’uno né l’altro. Il gruppo, controllato con lucidità da SD Worx-Protime, ha lasciato fare senza mai concedere un vantaggio davvero pericoloso. Quando mancano cinque chilometri, la differenza si assottiglia. Berton vede le ammiraglie avvicinarsi, sente il rumore del gruppo che aumenta, capisce che il destino è segnato. Viene ripresa, come da copione, e dietro si prepara l’ennesimo sprint regale di Wiebes, al terzo successo consecutivo in questa edizione.
Le parole di Berton dopo l’arrivo raccontano bene la dinamica di queste tappe piatte: se aspetti la volata, perdi. Non è una questione di gambe, è una questione di probabilità. Wiebes non perde uno sprint da Tour de France Femmes 2024. Ha potenza, posizione in sella impeccabile, treno solido e sangue freddo quando conta davvero. Portarla ai 200 metri finali significa giocare una partita quasi persa in partenza.
Qui entra la tattica di squadra, o meglio, l’assenza di una tattica condivisa tra le squadre rivali. Berton l’ha detto chiaramente: se altre formazioni avessero collaborato, lasciando l’onere dell’inseguimento a SD Worx, lo scenario sarebbe cambiato. Invece ognuno ha aspettato l’altro, e nel ciclismo l’attesa spesso è la peggior strategia. Lo aveva già sottolineato anche André Greipel: se non puoi batterla in volata, devi arrivare senza di lei.
Non è la prima volta che Berton prova questa strada ad Abu Dhabi. Lo aveva fatto anche l’anno scorso, sull’onda del successo di Amber Kraak nel 2024. Segno che la memoria tattica esiste, ma va sostenuta dal gruppo. Senza collaborazione, l’attacco solitario diventa solo una lunga cronometro persa in partenza.
La tappa 3 dell’UAE Tour Women non cambia la classifica delle favorite, ma manda un messaggio chiaro al gruppo: contro una sprinter così dominante servono coraggio e alleanze. Anche quando falliscono, attacchi come quello di Berton danno senso alla corsa. Perché nel ciclismo, se non provi a rompere l’equilibrio, sei già battuto.
Francesco.
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