Elisa Longo Borghini vince il suo terzo UAE Tour Women come si vincono le corse dei grandi corridori: leggendo la strada, gestendo le avversarie e colpendo quando la pendenza e le gambe fanno selezione. Sul Jebel Hafeet non serve inventare, serve lucidità. E lei ne ha avuta più di tutte.
La tappa decisiva, 156 chilometri fino ai 1.042 metri del Jebel Hafeet, non era una passerella. Longo Borghini arrivava con qualche punto interrogativo sulla condizione, reduce da un inverno diverso dal solito, più costruito sulla base che sull’intensità. Lo ha detto chiaramente: forma non al top, primo vero sforzo all-out della stagione. Tradotto: niente attacco secco a spaccare il gruppo, ma una gestione chirurgica dello sforzo.
UAE Team ADQ ha impostato il lavoro come da manuale. Karlijn Swinkels ha preso in mano la salita dal basso, ritmo alto e costante, quello che ti mangia i rapporti uno dopo l’altro e costringe tutte a scegliere un rapporto agile senza andare fuorigiri. Silvia Persico avrebbe dovuto dare continuità, ma quando Amanda Spratt ha acceso la miccia con il primo attacco, l’ordine è saltato. Da lì, caos controllato.
È in quel momento che Longo Borghini smette di difendersi e inizia a giocare. Sta nel primo gruppo, non si scopre, guarda le facce. Sa che non è il giorno dell’azione risolutiva da lontano. Sa anche che le avversarie stanno spendendo. A quattro chilometri dall’arrivo, quando il Jebel Hafeet punisce ogni rilancio fuori tempo, piazza il primo colpo. Non basta. Torna in assetto, ritmo suo, senza farsi prendere dall’ansia. Poi il secondo affondo, quello buono. Kasia Niewiadoma è al limite, le altre in debito d’ossigeno. Elisa va via ed è finita.
Non è uno scatto violento, è una progressione da scalatrice esperta. Cadenza stabile, sviluppo metrico giusto, niente strappi inutili. Da lì all’arrivo è una cronometro in salita, senza voltarsi troppo, con la testa già sul traguardo e sulla classifica generale. Vince la tappa, conquista la maglia rossa e chiude l’UAE Tour Women per la terza volta in carriera.
Nel dopo gara non c’è esaltazione fuori misura. C’è una frase che spiega tutto: “Perché dovrei farmi prendere dal panico? È solo una corsa”. Parole da chi sa stare nella tensione della testa della corsa. C’è anche spazio per l’emozione, con la vittoria dedicata a un amico scomparso, legato proprio a questa salita. Il ciclismo resta anche questo.
Cherie Pridham, team manager UAE ADQ, incassa soddisfatta: obiettivi centrati, squadra in crescita e leader portata a vincere alla corsa di casa. Longo Borghini riparte da qui, senza proclami. Le gambe arriveranno. La testa, intanto, è già davanti.
Francesco.
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