La stagione europea riparte dalla Spagna e porta con sé una generazione che spinge forte, senza timori reverenziali. Ma tra i giovani iberici c’è ancora un punto fermo, un riferimento che obbliga tutti a misurarsi: Juan Ayuso. A dirlo non sono solo i numeri, ma il campo lungo di un paio d’anni corsi costantemente davanti, con la testa della corsa come habitat naturale.
Ayuso, 23 anni appena compiuti, resta il nome da battere. Podio alla Vuelta a 19 anni, vittoria alla Tirreno-Adriatico 2025, e ora il passaggio alla Lidl-Trek che cambia gli equilibri tattici e le prospettive di carriera. È un corridore che sa stare in sella tre settimane, che gestisce i rapporti in salita senza andare fuorigiri e che nei finali duri sa rilanciare quando gli altri si limitano a difendersi. Non è una promessa: è già realtà.
Dietro di lui avanza Iván Romeo, classe 2003, campione nazionale e motore lungo. Cronoman naturale, capace di stare davanti anche quando la strada sale, Romeo ha fatto il salto nel 2025: vittoria in solitaria al Delfinato, titolo spagnolo e esperienza vera al Tour de France. Chi l’ha visto guidare il gruppo nello stage 20 della Grande Boucle sa che non è uno che si nasconde. Assetto solido, posizione in sella composta, ritmo alto e costante. Il Tour, però, gli ha presentato il conto: una caduta pesante dopo giorni complicati, soprattutto sul Col de la Loze, dove ha capito cosa significhi davvero reggere tre settimane al limite. È arrivato a Parigi, ha imparato, e ora riparte con un obiettivo chiaro: vincere una tappa. Niente voli pindarici, solo lavoro e chilometri.
Il suo calendario è da corridore completo: Challenge Mallorca, Valenciana, Paris-Nice, Romandia, Delfinato, Svizzera e di nuovo Tour, prima dei Mondiali. Tanta strada, tanto fondo. È lì che si costruisce la tenuta, è lì che si capisce se il motore regge quando il gruppo si assottiglia e la scia non basta più.
Secondo Fernando Ferrari, firma storica del ciclismo spagnolo, il livello di Ayuso resta lontano per tutti nei grandi giri. Romeo, oggi, è più corridore da corse a tappe brevi, cronometro, fughe da lontano. Ma il ciclismo insegna a non mettere limiti troppo presto: valeva per Indurain, vale anche adesso.
Attenzione anche ad altri nomi in crescita. Haimar Etxebarría, formato in Kern Pharma e ora sotto la lente della Red Bull-Bora-Hansgrohe. Pablo Castrillo, due tappe alla Vuelta 2024 e ancora margine. E poi Carlos Rodríguez, talento frenato dagli infortuni, chiamato finalmente alla stagione della svolta.
Il movimento femminile corre altrettanto forte. Paula Blasi ha già messo in bacheca cinque vittorie nel primo anno da pro e un podio al Tour Down Under 2026. Paula Ostiz arriva dal mondo junior con un palmarès pesante, ma il salto di categoria chiede pazienza e chilometri veri.
La Spagna pedala forte, ma la gerarchia è chiara. Ayuso detta il ritmo. Gli altri inseguono, imparano, e preparano lo scatto giusto. Francesco.
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