Anna van der Breggen scende di bici prima ancora di agganciare la prima rampa del Jebel Hafeet. La decisione arriva la mattina della tappa decisiva della UAE Tour Women 2026: la leader olandese di SD Worx‑Protime non prende il via a causa di un’infezione alla gola. Un ritiro pesante, perché il Jebel era il suo vero banco di prova, il punto segnato sul roadbook e nella testa dopo le tre giornate piatte dominate dalle velociste.
La squadra è stata chiara nel comunicato: nessun rischio inutile, soprattutto con le Classiche di primavera all’orizzonte. Van der Breggen ha stretto i denti nei giorni precedenti sperando che la condizione migliorasse, ma il fisico non ha risposto. In salita, quando devi stare a ruota sulle accelerazioni e difenderti agli scatti secchi delle rivali, una gola chiusa e la respirazione compromessa diventano un macigno. Fermarsi è stata una scelta di gestione, non di resa.
Il suo forfait si aggiunge a quello di un’altra protagonista annunciata per la classifica generale: Marlen Reusser. La svizzera della Movistar aveva già lasciato la corsa dopo la brutta caduta della seconda tappa, un volo ad alta velocità che ha “shatterato” la bici e riempito il corpo di punti di sutura. Niente fratture, ma abbastanza da rendere impossibile affrontare un arrivo in quota dove servono precisione, continuità di spinta e una posizione in sella stabile.
Con due rivali dirette fuori gioco, la strada verso il bis si fa più larga per Elisa Longo Borghini. L’italiana della UAE Team ADQ era la favorita già al via, e ora arriva al Jebel Hafeet con una responsabilità ancora maggiore: difendere il ruolo di campionessa in carica sfruttando una salita che conosce metro per metro. Qui non conta la volata, ma la capacità di gestire il ritmo, rispondere ai rilanci e scegliere il rapporto giusto quando la pendenza morde.
Le avversarie rimaste non mancano. Kasia Niewiadoma‑Phinney, Niamh Fisher‑Black, Juliette Berthet e Kim Le Court‑Pienaar hanno tutte caratteristiche per animare la corsa. La tappa 4 concentra tutto in un’unica ascesa: niente recupero, nessuna seconda chance. Chi va fuori giri, salta.
Il ritiro di Van der Breggen va letto anche nel contesto della sua seconda carriera agonistica. Tornata alle gare nel 2025 dopo il ritiro temporaneo, l’olandese ha affrontato il gruppo con un approccio diverso, meno ossessionato dalla vittoria finale e più orientato alla costruzione della condizione. Lei stessa ha ammesso che gli obiettivi non sono più quelli dei grandi giri dominati in passato. La UAE Tour era un test, non un all‑in.
SD Worx‑Protime, comunque, lascia gli Emirati con un bottino ricchissimo grazie a Lorena Wiebes: tre tappe, tre sprint vinti, controllo totale delle volate. La maglia a punti è praticamente in cassaforte, frutto di un treno che ha lavorato come un orologio e di una velocista che, quando lancia lo scatto, fa subito il vuoto.
Ora l’attenzione si sposta tutta sul Jebel Hafeet. La salita deciderà la corsa e dirà se Longo Borghini saprà capitalizzare un percorso che, tappa dopo tappa, si è liberato delle sue rivali più temibili. In montagna non contano i nomi sul dorsale, ma le gambe. E domenica parleranno forte.
Francesco
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