Matteo Jorgenson ha chiuso la Tirreno-Adriatico 2026 al secondo posto, ma la sensazione netta è che più di così non potesse fare. Davanti a lui, Isaac Del Toro è stato superiore su ogni terreno: cronometro, salite, finali esplosivi. Lo stesso americano lo ha ammesso senza giri di parole: “Era più forte in ogni frangente”.
I numeri sono chiari. Del Toro ha conquistato la Maglia Azzurra con 40 secondi di vantaggio su Jorgenson. Un margine costruito giorno dopo giorno: il messicano ha guadagnato terreno nella cronometro e ha fatto la differenza nell’arrivo in salita di Camerino, dove ha attaccato con decisione, imponendo un ritmo che ha spezzato la resistenza degli uomini di classifica.
Jorgenson, però, non ha mollato fino all’ultimo metro della corsa dei Due Mari. Nell’ultima tappa verso San Benedetto del Tronto, pianeggiante e teoricamente chiusa per la generale, la Visma-Lease a Bike ha studiato il colpo perfetto. Obiettivo: i secondi di abbuono al traguardo intermedio per superare Giulio Pellizzari e prendersi il secondo gradino del podio.
La squadra olandese ha gestito la corsa con freddezza. Non ha sprecato energie nell’inseguimento iniziale – anche grazie al lavoro di Mathieu van der Poel, che si è sobbarcato in prima persona 30 chilometri di trenata per chiudere sulla fuga – e poi ha preso in mano la situazione nel finale. Treno compatto, velocità in progressione, ultimo uomo Wout van Aert a lanciare Jorgenson con tempi e traiettorie impeccabili.
Risultato: sprint intermedio vinto e tre secondi che valgono il sorpasso su Pellizzari. “Credo sia il primo sprint che vinco in carriera”, ha raccontato sorridendo. Non una volata di gruppo per la tappa, ma uno scatto secco, preciso, gestito con lucidità. In una corsa di una settimana, gli abbuoni pesano come un rapporto troppo lungo in salita: se li perdi, li paghi fino all’ultimo giorno. Jorgenson questa volta non ha sbagliato.
Resta il rammarico per la seconda tappa, segnata da una caduta nel tratto di sterrato sotto la pioggia. Lì ha lasciato secondi preziosi. Ma anche senza quell’episodio, battere Del Toro sarebbe stato complicato. Il messicano ha dimostrato solidità contro il tempo e brillantezza negli arrivi in quota, qualità che in una corsa come la Tirreno fanno la differenza.
Per Jorgenson, però, questo podio ha un valore storico. È solo il terzo statunitense a salire sul podio della Tirreno-Adriatico dopo Greg LeMond nel 1982 e Chris Horner nel 2012. Un dato che misura la portata del risultato e certifica la sua crescita dopo un inizio di stagione già convincente, con piazzamenti di rilievo tra Faun-Ardèche, Faun Drôme e Strade Bianche.
Ora lo attende la Milano-Sanremo, prima di un periodo in altura per preparare le Ardenne. Nel 2026 ha scelto di spostare il focus, allontanandosi dalle classiche del Nord per puntare su percorsi più adatti alle sue caratteristiche.
La Tirreno gli consegna una certezza: quando la squadra gira compatta e l’assetto tattico è quello giusto, Jorgenson sa colpire al momento opportuno. Ma per battere corridori come Del Toro servirà qualcosa in più: uno scatto capace di fare la differenza quando la strada sale e il gruppo esplode.
Francesco
20
