Un’ora abbondante a tutta, curve filanti attorno al Lake Inverell e un circuito da 1,4 chilometri che non concede tregua. L’Inverell criterium ha chiuso la penultima tappa della Hertz ProVelo Super League 2026 con due segnali chiari: Patrick Eddy quando trova il colpo giusto non perdona, Keely Bennett sa leggere lo sprint con freddezza chirurgica.
Partiamo dagli uomini. Eddy, campione nazionale australiano, arrivava con il dente avvelenato dopo che un problema meccanico gli aveva tagliato le gambe nella massacrante 229 km Grafton to Inverell del giorno prima. Stavolta niente imprevisti dall’ammiraglia, niente mani alzate al cielo troppo presto: solo potenza e tempismo.
Nel cuore della corsa si forma un’azione con Dylan Proctor-Parker. Eddy non aspetta. Esce dal gruppo compatto con decisione, chiude il buco e, appena aggancia la ruota del fuggitivo, cambia ritmo. Uno scatto secco, di quelli che spezzano le gambe più che il fiato. Proctor-Parker prova a reagire, ma il rilancio di Eddy è superiore: più coppia sul movimento centrale, cadenza controllata, bici che fila composta nelle curve veloci del circuito.
Da lì in avanti è una cronometro individuale di fatto. Eddy prende metri, li trasforma in secondi e gestisce fino al traguardo dopo 1:07:58 di gara. Proctor-Parker chiude a 2”, mentre Oscar Gallagher regola l’inseguimento e completa il podio a 11”. In un criterium così rapido non è solo questione di watt: conta la traiettoria, conta come esci dall’ultima curva per lanciarti sul rettilineo, conta avere ancora lucidità quando le gambe iniziano a girare fuorigiri.
La gara femminile si decide invece sul filo dei centimetri. Nell’ultimo giro un attacco spezza la testa della corsa: quattro atlete restano davanti e si giocano tutto nell’ultima sequenza di curve. Keely Bennett è terza ruota prima dell’ultima piega, posizione perfetta per scegliere quando lanciare lo sprint. Non troppo lunga, non troppo coperta.
Sul rettilineo finale, leggermente in salita, è un vero braccio di ferro. Alyssa Polites prova a sorprendere, ma Bennett aspetta mezzo secondo in più, prende la scia e poi esce decisa. È una volata di potenza pura, una “drag race” come l’ha definita lei stessa: rapporto duro, busto fermo, bici che ondeggia il minimo indispensabile. Sulla linea la differenza è minima, ma sufficiente. Terza piazza per Lillee Pollock.
I tempi parlano chiaro: 1:08:32 per Bennett, stesso tempo per Polites, con Pollock subito dietro. Più staccate Belinda Bailey a +2” e Ruby Taylor a +3”. Segno che la selezione vera l’ha fatta l’ultimo giro, quando la tensione sale e la posizione in sella diventa più aggressiva per preparare lo sprint.
In chiave classifica generale, dopo cinque round Oliver Bleddyn resta al comando tra gli uomini, mentre Sophie Sammons mantiene la leadership nella serie femminile. Tutto si deciderà al Q Tour, dal 20 al 22 marzo in Queensland: tre tappe per ribaltare o blindare i giochi.
Un criterium non perdona distrazioni. È una danza nervosa fatta di scie, rilanci e traiettorie. A Inverell hanno vinto chi ha saputo unire potenza e lettura della corsa. E quando queste due qualità si incontrano, al traguardo si arriva da soli o con mezza ruota di vantaggio. Che nel ciclismo vale oro.
Francesco
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