Tadej Pogačar arriva alla Milano-Sanremo con lo sguardo di chi ha studiato ogni metro e non ha ancora finito di sorprendere. Alla vigilia della Classicissima sorride e lancia la provocazione: “Il Turchino è una bella salita, no?”. Centocinquanta chilometri al traguardo. Una battuta? Con lui non si sa mai. Quando scherza sull’attacco, spesso sta già misurando lo scatto nella testa.
Dopo l’allenamento finale su Cipressa e Poggio, lo sloveno si presenta a Pavia con la calma di chi conosce il terreno. “Conosco bene la strada, ma ci sono ancora molte cose da scoprire”, dice. Tradotto: la Sanremo non si domina, si interpreta. Vento, posizione in gruppo, ritmo imposto verso la Cipressa. Qui si decide chi ha ancora gambe per cambiare la corsa.
L’obiettivo è chiaro e ha un nome: Mathieu van der Poel. Nel 2025 l’olandese gli ha risposto colpo su colpo. Per vincere, Pogačar sa cosa deve fare: “Spero di staccarlo avendo gambe migliori e continuare a lottare. Devo essere semplicemente più forte. E avere anche un po’ di fortuna”. Parole dirette, senza alibi. Sulla Cipressa serve un’azione violenta, capace di sfilacciare il gruppo compatto e portare via solo chi regge oltre soglia. Sul Poggio, invece, conta il tempismo: scatto secco, pochi secondi di luce e discesa lanciata, senza esitazioni.
La variabile tattica resta aperta. Un attacco sulla Cipressa come nel 2025 per fare selezione da lontano? Oppure attendere il Poggio e giocarsi tutto negli ultimi nove chilometri? “Spero in uno scenario vincente”, taglia corto. La Sanremo è imprevedibile: se il vento spinge da nord e il ritmo si alza troppo presto, la corsa può esplodere già sul Capo Berta; se invece si viaggia coperti, tutto si ricompatta e si arriva al Poggio con mezza testa della corsa ancora fresca.
UAE Team Emirates-XRG si presenta con una formazione rivisitata. Tim Wellens e Jhonatan Narváez sono out per malattia e infortunio. Dentro Florian Vermeersch e Brandon McNulty. Soprattutto, c’è Isaac del Toro, fresco vincitore della Tirreno-Adriatico, annunciato come uomo chiave nel finale. “Isaac è in grandissima forma, abbiamo diverse carte da giocare. In questa corsa tutta la squadra è cruciale. Se vuoi fare qualcosa sulla Cipressa o sul Poggio, devi preservare più energie possibile”.
E qui sta il punto tecnico: tenere Pogačar coperto fino ai piedi della Cipressa, evitargli ventaglie inutili, proteggerlo nelle fasi nervose. Poi alzare il ritmo con uomini di passo, costringere gli avversari a entrare fuorigiri prima ancora dello scatto decisivo. Senza squadra, alla Sanremo sprechi watt che paghi sul Poggio.
Pogačar resta il più atteso dai tifosi italiani. Ma sa che l’entusiasmo non basta a fare la differenza su quasi 300 chilometri. Alla Classicissima vince chi legge la corsa meglio degli altri e trova l’attimo in cui tutti respirano male.
Attaccherà davvero sul Turchino? Probabilmente no. Ma se c’è un corridore capace di cambiare copione quando nessuno lo immagina, è lui. E sabato pomeriggio basterà uno scatto, nel punto giusto, per trasformare una battuta in storia.
Francesco
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