Per molti l’UAE Tour Women è sinonimo di volate nel deserto, treni lunghi e Lorena Wiebes che alza le braccia con una regolarità disarmante. Tutto vero, finché la strada non punta dritta verso il Jebel Hafeet. Lì la sabbia resta alle spalle, il gruppo esplode e la classifica generale smette di essere una formalità.
La salita simbolo della corsa misura 10,8 chilometri al 6,6% medio. Numeri che sulla carta non fanno tremare i polsi, ma che diventano seri quando il termometro sfiora i 30 gradi, il vento soffia laterale a oltre 20 km/h e la parte centrale inchioda le gambe con lunghi tratti all’8% e punte all’11%. Prima ancora, ci sono 145 chilometri spesso esposti alle raffiche: se il gruppo si spezza per il vento, si arriva all’imbocco della salita con le scorie già nelle gambe.
Tutti guardano Elisa Longo Borghini. Ha già vinto sul Jebel Hafeet nel 2023 e nel 2025 e, soprattutto, corre in casa con UAE Team ADQ. Le rivali lo dicono senza girarci intorno: è la favorita. In corsa si è vista solida, sempre davanti quando serviva, protetta da una squadra che sa come portarla nel punto giusto. Al suo fianco ci sono Silvia Persico e Karlijn Swinkels, motore e garanzia di posizione nel momento chiave. Longo Borghini però frena gli entusiasmi: ha spiegato di non cercare il picco di forma ora come lo scorso anno. Tradotto: la condizione c’è, ma il verdetto lo darà solo la strada.
Il Jebel Hafeet non perdona le indecisioni. Quando la pendenza si stabilizza sull’8%, conta il rapporto giusto e il ritmo che riesci a tenere senza andare in fuorigiri. Non è una salita da scatti secchi ripetuti, è una lunga prova di resistenza alla fatica, dove chi forza troppo all’inizio paga negli ultimi tre chilometri.
Tra le alternative più credibili c’è Kasia Niewiadoma-Phinney, sempre a suo agio quando la strada sale regolare. Canyon-SRAM zondacrypto può giocare anche la carta Neve Bradbury, ma per la polacca serve restare incollata alla ruota giusta fino in fondo. Kim Le Court-Pienaar arriva con ambizioni concrete dopo il terzo posto in classifica dello scorso anno e con Justine Ghekiere a darle profondità sul terreno più duro.
Attenzione anche a SD Worx-Protime. Lorena Wiebes veste la maglia di leader grazie alle volate, ma la vera incognita è Anna van der Breggen. Ha lavorato per la squadra nelle prime tappe, senza mai scoprire le carte. Il suo stato di forma resta un rebus: stesso passo, stessa espressione impassibile, difficile entenderla finché la strada non decide.
In gruppo c’è rispetto per la salita e timore per il vento che può condizionare tutto prima ancora di vedere il cartello dei meno dieci. Una volta lì, però, come ha detto Longo Borghini, non contano tattiche raffinate o calcoli: vince chi ha più gamba. Sul Jebel Hafeet, la classifica si scrive con la forza pura.
Francesco.
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