L’UAE Tour Women apre la stagione WorldTour nel deserto con una logica chiara e spietata: prime giornate nervose, piatte, veloci. Ultimo giorno, Jebel Hafeet, dieci chilometri abbondanti che rimettono tutto in ordine. Qui non c’è spazio per interpretazioni: chi sale forte vince, chi sbaglia paga.
Il copione 2026 rischia di ricalcare quello del 2025. Lorena Wiebes ed Elisa Longo Borghini tornano negli Emirati con lo stesso obiettivo: comandare. La prima nelle volate, la seconda in classifica generale. Dietro di loro, però, il gruppo è più profondo e affamato.
Partiamo dalle volate. Tre tappe sulla carta per il gruppo compatto. Qui Wiebes è il punto di riferimento assoluto. Lo sviluppo metrico che riesce a spingere negli ultimi 150 metri non ha uguali: alta cadenza, posizione bassissima, rilancio devastante anche dopo sprint lunghi. Nel 2025 ha fatto tris, e se il treno SD Worx-Protime resta compatto, ripetersi è tutt’altro che un’eresia. Attenzione però a chi prova almeno a disturbarla: Lara Gillespie corre in casa con UAE Team ADQ e ha già dimostrato di saper stare nella testa della corsa; Charlotte Kool è una velocista di potenza pura, più efficace se lo sprint si apre da lontano; Chiara Consonni e Maggie Coles-Lyster sono opzioni credibili se la volata diventa caotica.
Ma l’UAE Tour non si vince solo in pianura. Si vince — o si perde — a Jebel Hafeet. 10,7 km al 6,9% medio, regolari, senza strappi cattivi. Qui conta la capacità di tenere ritmo, di non andare fuorigiri nei primi chilometri e di rilanciare seduti quando la pendenza morde. Elisa Longo Borghini conosce la salita metro per metro: ha già vinto due volte e nel 2025 ha fatto il vuoto con un’azione secca, da vera specialista dello sforzo prolungato.
Quest’anno però la concorrenza è più folta. Marlen Reusser arriva con condizione in crescita e un motore che, se ben gestito, può fare male su una salita del genere. Kasia Niewiadoma-Phinney è meno esplosiva ma regolare, capace di limitare i danni e colpire se il ritmo cala. Anna van der Breggen è l’incognita pesante: se la gamba gira, Jebel Hafeet è terreno suo, per gestione dello sforzo e intelligenza tattica. Da tenere d’occhio anche Niamh Fisher-Black, Juliette Labous e Monica Trinca Colonel, già brillante qui dodici mesi fa.
Occhio infine al vento. Gli Emirati non perdonano distrazioni: un attimo fuori posizione, una sezione in traverso, e l’ammiraglia non basta a rimettere insieme i pezzi. Le favorite per la generale dovranno sopravvivere ai primi giorni senza perdere secondi stupidi.
In sintesi: Wiebes resta la donna da battere in volata, Longo Borghini il riferimento per la generale. Ma il margine si assottiglia. Il deserto, come sempre, dirà la verità.
Francesco.
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