La Bredene Koksijde Classic si decide negli ultimi due chilometri, quando la corsa smette di essere calcolo e diventa pura potenza. Dylan Groenewegen piazza il colpo con autorità e firma la sua seconda vittoria stagionale con la maglia della Unibet Rose Rockets, regolando allo sprint Pascal Ackermann e Pavel Bittner dopo una giornata nervosa, corsa sempre sul filo.
Il copione è quello tipico delle classiche fiamminghe dal profilo ingannevole. Prima una fuga a tre, poi – dopo la zona dei muri con Baneberg, Monteberg e Kemmelberg – l’azione buona prende forma a 68 chilometri dall’arrivo. Davanti si muovono in sei: Gelders, Beullens, Pedersen, Boulahoite, Coppens e Vermoote. Collaborano con cambi regolari e tengono viva l’azione anche quando il gruppo compatto, sospinto dalle squadre dei velocisti, prova a organizzare l’inseguimento.
Il tratto di De Moeren, spesso decisivo per ventagli e selezione, stavolta è meno cattivo. Il vento non è abbastanza forte per spezzare davvero la corsa. Si procede più di nervi che di echelons. Questo tiene in partita gli sprinter e obbliga le squadre a lavorare con metodo. UAE Team Emirates-XRG, Alpecin-Premier Tech, poi Lidl-Trek e Picnic PostNL: la testa del gruppo aumenta progressivamente il ritmo, ma senza mai dare la sensazione di avere la situazione in pieno controllo.
A 15 chilometri dal traguardo Vermoote perde contatto. Restano in cinque davanti, ancora con una dozzina di secondi di vantaggio a cinque chilometri dalla linea. È abbastanza per far salire la tensione in ammiraglia. Il gruppo li vede, li annusa. A 2,7 chilometri l’azione si sgretola: Pedersen prova l’allungo secco, Beullens lo chiude e rilancia, ma a 1.600 metri la corsa si ricompatta definitivamente.
Da lì in poi conta solo la posizione in sella e la scelta del momento. Ultima curva a 300 metri. Edward Theuns, vincitore uscente, anticipa. È quasi costretto a farlo dopo il lavoro speso per rientrare sulla fuga. Parte lungo, troppo lungo. Con il vento a favore prova a resistere trasformando il suo scatto in un assolo disperato.
Groenewegen, invece, resta freddo. È seduto nella ruota giusta, coperto fino all’ultimo. Aspetta. Non si fa ingolosire dai 300 metri, ricorda un errore di due anni prima quando aveva lanciato troppo presto. Questa volta apre il gas ai 200 metri. Quando esce dalla scia di Theuns, la differenza di velocità è netta. Sviluppo metrico pieno, bici che fila dritta, nessuna sbandata. Lo sprinter olandese prende la testa e non concede più spazio.
Ackermann rimonta per il secondo posto, Bittner è terzo al fotofinish. Ma la sensazione è che oggi il più rapido fosse uno solo. Groenewegen lo conferma anche a parole: finale velocissimo, tutti stanchi dopo una giornata stressante, ma comunicazione perfetta con i compagni e tempismo impeccabile.
Due vittorie nelle prime settimane con la nuova squadra non sono solo numeri. Sono un segnale. Significano treno che funziona, intesa già rodata e una condizione che permette rilanci violenti dopo oltre 200 chilometri. In Belgio, quando la corsa si accende negli ultimi 500 metri, non vince solo chi ha la punta di velocità più alta. Vince chi sa aspettare mezzo secondo in più. E oggi quel mezzo secondo lo ha gestito alla perfezione Dylan Groenewegen.
Francesco
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