Santa Vall apre la stagione gravel internazionale e lo fa con un segnale chiaro: il movimento ormai cammina sulle proprie gambe, con copertura live, protagonisti riconoscibili e una struttura sempre più solida. L’evento catalano, primo round della Gravel Earth Series, propone due giorni di gara vicino a Girona e una diretta integrale per categorie pro maschili e femminili. Al microfono ci sarà Peter Stetina, uno che in salita ci ha vissuto per dieci anni nel WorldTour e che nel passaggio al gravel ha alzato l’asticella: vittorie alla Belgian Waffle Ride California, alla Traka 360 e due podi all’Unbound 200. A fargli da spalla María Mayalen Noriega, con un passato su strada di alto livello e una conoscenza chirurgica del percorso, maturata correndo Santa Vall nelle ultime due stagioni.
Il percorso non concede sconti. La prima tappa supera i 120 km previsti, allungata a circa 130 km per le piene dei fiumi, con 1.600 metri di dislivello concentrati sull’ascesa del Montigalar e nella zona delle Gavarres. Qui la gestione dei rapporti e la scelta del ritmo fanno la differenza: chi va in fuorigiri paga pegno nel finale. La seconda giornata accorcia a 85 km ma resta nervosa, 1.100 metri di dislivello che impongono rilanci continui e posizione in sella stabile sullo sconnesso. La serie conta 11 prove in sei Paesi e assegna punti pesanti fino alla finale belga di settembre, con un montepremi complessivo di 25.000 euro diviso tra i primi dieci.
Negli Stati Uniti, intanto, l’Old Man Winter Bike Rally ha ricordato quanto nel gravel serva testa oltre alle gambe. In Colorado, su 120 km misti tra asfalto e sterrato, la vittoria femminile è andata a Deanna Mayles grazie alla somma dei tempi su due segmenti chiave. Maddie Munro, vincitrice nel 2024 e la più veloce sui tratti cronometrati, ha buttato tutto con una svolta sbagliata quando aveva oltre 20 minuti di margine. Una lezione brutale: senza bussola mentale, anche la gamba migliore resta inutile. Tra gli uomini ha dominato Justin Peck, 21 anni, già due volte campione collegiale Xc: ha scavato il gap nel primo segmento e poi ha controllato, correndo sempre davanti.
Il gravel guarda anche alla propria storia. La Gravel Cycling Hall of Fame ha annunciato gli indotti 2026: Jim Cummins e Paul Errington per il ruolo pionieristico, Meg Fisher e Kristen Legan per i risultati e l’impatto sportivo. Fisher, oro paralimpico a Londra 2012 nella cronometro, ha poi vinto praticamente ovunque anche sullo sterrato. Legan resta un riferimento all’Unbound, con podi multipli e il successo nella XL. Introdotto anche il Community Impact Award, assegnato a Chase Wark per il lavoro di raccolta fondi dopo gli incendi al Mid South e per il progetto Lunchbox Racing. Atleti dell’anno: Matt Beers e Rosa Klöser.
Infine, il futuro. USA Cycling ha ampliato la Junior Gravel National Series a dieci prove, rivolte ai 15-18 anni. I migliori avranno accesso diretto ai campionati nazionali e ai camp di Talent ID. È un investimento chiaro: senza ricambio, nessun gruppo compatto tiene.
Il gravel non è più una fuga solitaria. È una corsa organizzata, dura e affollata. E chi vuole stare davanti deve saper pedalare e pensare.
Francesco.
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