Il gravel ha smesso di essere terra di solisti romantici con la borsa sottosella piena di sogni. Nel 2026 il gruppo si organizza, si struttura, si schiera compatto. Le squadre sono qui, e non per fare presenza.
Peter Stetina lo dice senza giri di parole: “For better or worse, i team sono arrivati”. Il passaggio è chiaro. Da disciplina di frontiera, dove contava l’intraprendenza del singolo, il gravel sta assumendo dinamiche sempre più professionali. E questo cambia tutto: preparazione, tattica, rapporti con gli sponsor, perfino l’approccio mentale alla gara.
Il primo segnale forte lo ha lanciato PAS Racing già nel 2024, con un roster ampio e internazionale. Oggi nel 2026 schiera dodici atleti tra uomini e donne, dai nomi solidi come Cecily Decker e Karolina Migoń fino agli U23. Non è una squadra “classica” come nel WorldTour: in gara non sempre si vedono treni o scatti costruiti in modo chirurgico. Ma fuori dal percorso c’è struttura, supporto, sviluppo prodotto. È un collettivo che lavora in sinergia, anche se sull’anello polveroso ognuno gioca la propria carta.
Poi ci sono le cosiddette super squadre. Specialized Off-road ha tracciato una linea netta. Sei corridori, tutti sotto lo stesso tetto tecnico e contrattuale. Keegan Swenson e Sofia Gomez Villafañe guidano l’armata, affiancati da Annika Langvad, Geerike Schreurs, Matt Beers e Mads Würtz Schmidt. Qui l’uniformità dei mezzi conta: stessa bici, stessa visione, stessa direzione tecnica. In una gara lunga 200 miglia come Unbound, avere un compagno che ti copre quando sei in crisi o che forza il ritmo per selezionare la testa della corsa non è un dettaglio. È differenza pura tra podio e anonimato.
Canyon x DT Swiss All-Terrain Racing risponde con tredici atleti. Treks Driftless, Ribble Outliers, Lee Cougan | Basso Factory Racing allargano il fronte. Q36.5 lancia un quartetto femminile mirato a obiettivi pesanti come The Traka e Unbound. Numeri che fino a pochi anni fa, nel gravel, erano impensabili.
Eppure il privateer non è morto. Ha solo cambiato pelle. Simon Pellaud sceglie un programma personale con Cervélo. Petr Vakoč resta indipendente pur condividendo appoggi logistici con altri atleti Factor. Proprio Factor Racing e MAAP rappresentano una formula ibrida: collettivi di corridori autonomi che condividono bici o abbigliamento, ma mantengono libertà di calendario e sponsor. Una struttura meno rigida, ma comunque organizzata.
Interessante anche il progetto ENVE MOG Squad, interamente dedicato allo sviluppo: quattro donne e quattro uomini con mentoring di atleti esperti. Qui il messaggio è chiaro: creare una filiera, dare ai giovani una strada che prima non esisteva. Un po’ come un vivaio su sterrato.
La domanda che circola nel gruppo è inevitabile: le gare cambieranno? Con più compagni in corsa, vedremo attacchi orchestrati, gestione delle crisi, controllo del ritmo come su strada? Probabilmente sì. Il gravel resta imprevedibile – forature, crisi di fame, polvere negli occhi – ma quando una squadra piazza tre atleti nei primi dieci, la dinamica si trasforma.
Siamo davanti a un’evoluzione. Più budget, più organizzazione, più professionalità. Resta da capire se lo spirito originario sopravviverà alla nuova disciplina del gruppo. Di certo, chi vuole stare davanti dovrà allenarsi e ragionare come in una classica: gambe, testa e – adesso – anche squadra.
Francesco
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