Fizik alza il sipario sulla nuova Lyra, una scarpa da strada di fascia media che prende in prestito estetica e soluzioni tecniche dai modelli di punta e le porta su un prezzo più accessibile: 229,99 sterline, 249,99 dollari, 249 euro. L’obiettivo è chiaro: offrire comfort e rendimento nelle uscite lunghe, negli allenamenti tirati e anche in gara, strizzando l’occhio alle cosiddette “posizioni moderne” in sella.
Ma cosa significa davvero?
La Lyra nasce su una nuova forma più ampia nella zona anteriore. La punta è più larga e più arrotondata rispetto al passato, con un asse più dritto dal tallone alle dita e un drop – il dislivello tra tallone e avampiede – ridotto. Tradotto in strada: meno compressione sull’avampiede quando spingete rapporti duri in pianura o vi alzate sui pedali in salita. Con le attuali tendenze biomeccaniche che portano molte tacchette più arretrate, la pressione si sposta verso il mesopiede. E quando il carico insiste lì, l’avampiede tende ad aprirsi. Se la scarpa resta stretta, il piede soffre e la spinta perde fluidità.
Fizik ha lavorato proprio su questo punto. Il marchio sostiene di aver studiato forme del piede in diverse aree del mondo – Nord Europa, Asia, Stati Uniti – per aggiornare la propria calzata e scrollarsi di dosso la fama di scarpa “stretta”. Il risultato è una tomaia che lascia più libertà alle dita e accompagna meglio il piede sotto carico, soprattutto nelle uscite endurance dove dopo tre o quattro ore ogni millimetro conta.
Altro tema centrale: il posizionamento delle tacchette. La suola in materiale composito con fibra è valutata 8 su 10 nell’indice di rigidità Fizik. Non è un’asse da crono come la Vega Carbon (livello 10), ma garantisce una piattaforma solida quando rilanciate fuori da una curva o forzate per chiudere un buco nel gruppo compatto. La novità è la possibilità di arretrare maggiormente la tacchetta. Una scelta che aumenta la stabilità del piede e può migliorare l’efficienza della pedalata, soprattutto per chi predilige un’attivazione più marcata della catena posteriore.
Attenzione però: gli ancoraggi non sono su piastra flottante come nel modello top di gamma. Sono fissi nella suola. Questo significa che l’escursione avanti-indietro dipende dalla regolazione della tacchetta stessa. C’è margine, ma non illimitato.
Il peso dichiarato è di 259 grammi per scarpa (taglia non specificata), a cui si aggiungono 20 grammi del sottopiede. Numeri in linea con una scarpa pensata per allenarsi forte senza inseguire l’ultimo grammo come in una volata WorldTour.
La tomaia è in mesh ingegnerizzato, con zone ventilate alternate a rinforzi intorno ai due rotori Boa. La linguetta flottante è perforata per favorire il passaggio dell’aria. In estate, quando l’asfalto cuoce e il piede tende a gonfiarsi, questa costruzione può fare la differenza tra chiudere l’uscita in controllo o iniziare a muoversi in sella alla ricerca di sollievo.
Le taglie vanno dalla 36 alla 48, con mezze misure dalla 37 alla 47. Quattro le colorazioni disponibili: nero, nero/bianco, bianco/lavanda e verde menta.
Le scarpe da ciclismo non sono mai state sinonimo di comodità assoluta. Una forma più generosa sull’avampiede, oggi, non è un vezzo estetico ma una risposta concreta a come pedaliamo davvero: assetti più avanzati, tacchette arretrate, carichi distribuiti diversamente. La Lyra si inserisce in questa evoluzione con una proposta equilibrata tra sostegno e comfort. E per molti amatori, quella libertà in più sulle dita può valere più di qualche punto di rigidità in più sotto la suola.
Francesco
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